Parlamento Ue: verso una risoluzione “sulla persecuzione delle minoranze sulla base della religione o del credo”

(Foto: Parlamento europeo/Sir)

Il Parlamento europeo sta lavorando, a Bruxelles, a una risoluzione “sulla persecuzione delle minoranze sulla base della religione o del credo” (2021/2055(INI)). Il relatore è l’eurodeputato ungherese György Hölvényi del Partito popolare cristiano democratico. Attorno a questo progetto di risoluzione si sta sviluppando un interessante dibattito all’Euroassemblea. La cui Commissione per lo sviluppo invita la Commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà, alcuni suggerimenti. Primo fra tutti si “riconosce che le chiese, le organizzazioni di ispirazione religiosa e le associazioni religiose svolgono un ruolo fondamentale nel tessuto sociale dei Paesi in via di sviluppo, sono partner importanti nella fornitura di assistenza umanitaria alle comunità difficili da raggiungere e contribuiscono notevolmente allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento degli Oss (Obiettivi di sviluppo sostenibile), in particolare il 3 e 4”; osserva inoltre che le chiese e le organizzazioni di ispirazione religiosa “operano in settori sociali in cui si riscontrano carenze nei servizi statali”. Una seconda integrazione al testo mira a riconoscere “che, nella sola Africa subsahariana, le organizzazioni di ispirazione religiosa forniscono circa il 40% dell’assistenza sanitaria e una parte significativa dell’istruzione, nonostante il loro ruolo resti poco riconosciuto”.
Inoltre si “rileva che le chiese e le organizzazioni di ispirazione religiosa sono spesso gli unici prestatori di assistenza sanitaria e altri servizi sociali nelle aree remote dell’Africa subsahariana e in contesti a rischio di conflitto come il Mozambico settentrionale e altre zone di crisi”. Il testo suggerisce di inscrivere nella risoluzione che il Parlamento europeo – questa la formulazione – accoglie “con favore le attività svolte dalle chiese e dai leader religiosi nel campo della gestione dei conflitti e della mediazione, come pure i loro sforzi a favore della riconciliazione, del dialogo e della pace; sottolinea che il dialogo interreligioso è fondamentale, specie nelle zone di conflitto, per promuovere la pace e la riconciliazione”. Si invitano quindi la Commissione e il Consiglio “a rendere la lotta contro la persecuzione delle minoranze religiose una priorità nella programmazione delle attività relative all’assistenza allo sviluppo dell’Ue”. Non da ultimo si invita l’Ue “a sviluppare i meccanismi di reazione e sanzione necessari per combattere efficacemente le violazioni della libertà di religione o di credo, comprese le discriminazioni o le restrizioni legali fondate sulla religione o sul credo nei suoi Paesi partner, così come qualsiasi tipo di ostacolo alla libertà di religione o di credo, alla libertà di associazione e alla libertà di espressione”.
In questa fase si sta lavorando da più parti a integrazioni ed emendamenti al testo base: in questo senso vengono coinvolte anche alcune realtà del mondo cattolico, fra cui la Caritas. Come spesso accade per queste risoluzioni, sono già in corso pressioni per inserire argomenti che non sono direttamente correlabili ai fenomeni di persecuzione verso le minoranze di religione e di credo nel mondo, che mirano a puntare il dito verso elementi distintivi e identitari (etici e sociali) delle grandi religioni.

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