Decreto fiscale: Acli, “basiti per l’introduzione dell’obbligo del regime Iva per il Terzo settore”, “inaccettabile sia considerato tutto commerciale”

“Come ogni anno è arrivata l’ennesima incursione legislativa, stavolta per imporre il regime Iva a tutto il Terzo settore, esattamente come un anno fa quando per fortuna si cambiò rotta, e dopo il tentativo del 2018 di togliere le riduzioni Ires agli enti non profit. È davvero incomprensibile che un emendamento del genere venga approvato mentre, con una decisa e forte collaborazione coordinata dal ministero del Lavoro, si è definito un testo per correggere la parte fiscale della Riforma del Terzo settore”. È quanto affermano le Acli commentando l’approvazione, in sede di conversione del Dl fiscale al Senato, di un emendamento che impone alle associazioni, dal 1° gennaio 2022, di essere assoggettate al regime Iva, pur non svolgendo alcuna attività commerciale.
“Siamo basiti – spiegano in una nota -, ci domandiamo se si preferisca avere rispetto e considerazione e quindi un dialogo autentico solo con chi fa la voce grossa, tenuto anche conto del fatto che molti adempimenti chiesti al Terzo settore non sono richiesti neanche alle imprese profit, o a soggetti che godono di molte più agevolazioni fiscali o di redditizie e intoccabili concessioni pubbliche”. Ricordando che Aldo Moro in Assemblea Costituente chiese che si “menzionasse tra i tre pilastri della nostra democrazia antifascista la centralità dell’autonomia delle formazioni sociali”, le Acli rilevano che “qui invece si continua di fatto a trattare le formazioni sociali come fossero una subordinata della Pubblica amministrazione o, peggio, di qualche area politica, pensando si debbano adeguare in silenzio agli improvvisi e paradossali cambi di umore del potere”. “È innanzitutto questo modo furtivo di procedere nel promuovere emendamenti sul Terzo settore che lascia basiti e mostra un volto irrispettoso verso un mondo che non è e non vuole essere alla sequela di nessuno”, viene denunciato, aggiungendo che “è inaccettabile voler definire l’attività di tutto il Terzo settore come commerciale, negando in questo modo gran parte della sua storia e della sua identità che lo vede ‘terzo’ rispetto a Stato e mercato”. Secondo le Acli, “c’è nella visione di chi partorisce certi emendamenti una volontà più o meno consapevole di ridurre l’autonomia di un mondo che molto spesso fa arrivare la nostra Repubblica e la nostra Costituzione dove lo Stato non arriva, con l’aggravante che in questo modo si mina lo sforzo di riconoscimento del percorso della stessa riforma del Terzo settore che proprio con questo Governo era ripreso a pieno ritmo”.

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