Rosario Livatino: mons. Damiano (coadiutore Agrigento), “abbiamo bisogno di uomini e donne in piedi che ‘assumano’ il potere come servizio”

“Livatino, nel suo lavoro, incontra il lato ‘oscuro’ dell’agire umano in una delle sue manifestazioni peggiori, la criminalità organizzata, la mafia e i suoi adepti il cui agire ‘offende l’uomo, la società, ogni senso etico, religioso, il senso dell’onore’. Non si gira dall’altra parte, guarda in faccia gli interessi perversi che si nascondono dietro quella ‘mafiosità di comportamento’ fatta di diritti che diventano favori, di piccolo e grande clientelismo, di legami di comparaggio politico che perdono di vista il bene comune per miseri interessi personali, su cui tutti dovremmo fare un buon esame di coscienza. Rosario Livatino non addomestica le proprie responsabilità per quieto vivere, va avanti ‘con competenza professionale, con onestà umana, con spirito cristiano … Percorre la via della propria santificazione’”. Così mons. Alessandro Damiano, arcivescovo coadiutore di Agrigento, celebrando messa nel 30° dell’uccisione del giudice servo di Dio.

XXX Dall’uccisione del Giudice #Livatino – Omelia di S.E. mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo Coadiutore di Agrigento, che presiede la S. Messa nella chiesa San Domenico di Canicatti, parrocchia frequentata dal Giudice Rosario #cccag #videoamico Avvenire Tv2000

Pubblicato da L'Amico del Popolo Settimanale Cattolico Agrigentino su Lunedì 21 settembre 2020

A Canicattì, nella parrocchia che lo stesso giudice assassinato dalla mafia frequentava, il presule, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari e ai rappresentanti della magistratura, ha commentato il Vangelo del giorno, nella festa di San Matteo, partendo alla chiamata dell’apostolo che, al “Seguimi” di Gesù, ha risposto alzandosi e seguendolo. “Cari fratelli e sorelle, oggi è il momento propizio per riconoscerci tutti in questa chiamata; oggi Gesù, il Testimone fedele, dice a me e a voi, chiamandoci per nome: ‘Alzati’! Liberati dal dominio della ‘sete di potere’, dalle logiche di prevaricazione, dall’opprimere i deboli. La nostra società – ha detto mons. Damiano –, questa nostra terra agrigentina, non ha bisogno di uomini e donne ‘seduti ai banchetti del potere’; ha bisogno di uomini e donne in piedi che ‘assumano’ il potere che è loro dato per gli uffici che ricoprono – sia civili che ecclesiastici – come servizio, come servizio a tutto l’uomo”.

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