Lesbo: Olla (Com. Sant’Egidio), “negli occhi dei poveri di Moria abbiamo visto l’Europa che bisogna costruire, inclusiva”

“Siamo qui per dare voce al grido silenzioso dei tanti poveri che abbiamo incontrato a Moria” perché “ascoltando la loro voce, le loro storie, si capisce di più il nostro tempo”. Marta Olla, genovese, è una delle volontarie della Comunità di Sant’Egidio che la scorsa estate ha trascorso un periodo preso il campo profughi di Moria e che questa sera ha portato la propria testimonianza all’incontro “Voci da Lesbo” che si è svolto presso la basilica dell’Annunziata di Genova. Per chi, come lei, ha vissuto la tragica realtà del campo è difficile dimenticare. Parlando delle persone incontrate, Olla ha spiegato che “ascoltando la loro voce, le loro storie, si capisce di più il nostro tempo perché nei loro occhi abbiamo visto l’Europa che bisogna costruire, un’Europa inclusiva, che non ha paura di accogliere bambini e famiglie che cercano protezione”. Come ha ricordato, quello di Moria è il più grande campo profughi presente sul nostro continente. Costruito per ospitare 3mila persone, lo scorso gennaio è arrivato ad ospitarne 22mila. “La vita a Moria è senza prospettive” e i più colpiti sono i più piccoli. “C’è un popolo di bambini, sono il 40%, e di donne. Un popolo di famiglie. Ci sono minori non accompagnati. I bambini sono ovunque. Giocano con la spazzatura. Non esiste nulla per loro. Non vanno a scuola. Sono bambini inesistenti. Senza diritti”. Molte le testimonianze raccolte dai volontari di Sant’Egidio tra i profughi del campo. Molte sono tragedie nella tragedia come “gli uomini siriani che vengono mandati a combattere i curdi” e “le famiglie siriane che per la povertà sono state costrette a vendere gli organi”.

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