Braccianti stranieri: Medu, “Piana di Gioia Tauro, tensioni e stress durante pandemia, abbandonati da istituzioni”

L’emergenza Covid-19 ha avuto “un impatto estremamente negativo” sulla salute dei circa 2.000 braccianti stranieri che vivono negli insediamenti precari nella Piana di Gioia di Tauro, in Calabria. “La somma di criticità vecchie e nuove – stress della convivenza forzata, sovraffollamento, assenza di servizi basilari – ha prodotto tensioni, insonnia e patologie psico-somatiche”. Inoltre gli insediamenti “non sono stati raggiunti da nessuna iniziativa istituzionale di sistema per la prevenzione e il contenimento della pandemia di Covid-19 e i braccianti sono stati costretti a permanere in condizioni di promiscuità in luoghi insalubri, impossibilitati ad adottare le basilari misure di prevenzione e contenimento”: è quanto emerge dal VII Rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri nella Piana di Gioia Tauro reso noto oggi da Medici per i diritti umani, presenti con una clinica mobile durante la stagione di raccolta agrumicola, fornendo prima assistenza sanitaria e orientamento sull’accesso ai diritti fondamentali ai lavoratori che popolano gli insediamenti precari sparsi nei Comuni di Rosarno, San Ferdinando, Drosi (frazione del Comune di Rizziconi) e Taurianova. Quest’anno il rapporto si focalizza sugli effetti della pandemia, analizzando la fase precedente alla comparsa del Covid-19 e quella iniziata con il lockdown nel mese di marzo. “Durante l’emergenza sanitaria – si legge nel rapporto – è aumentato il disagio dei braccianti, costretti a trascorrere il lockdown in insediamenti caratterizzati da affollamento, precarietà e scarse condizioni igieniche senza alcuna assistenza sanitaria istituzionale”. Sulla situazione ha pesato anche “la decisione di alcuni comuni di escludere una parte della popolazione bracciante – in quanto non formalmente residente nell’area – dalla distribuzione di dispositivi di protezione individuale destinati a tutta la popolazione”, esasperando il malcontento e la sfiducia. La sospensione dell’attività lavorativa durante i mesi del lockdown ha determinato “un ulteriore impoverimento della popolazione degli insediamenti precari, privando molti braccianti della possibilità di provvedere al soddisfacimento dei bisogni primari e aumentando la tensione e la diffidenza verso le istituzioni”.

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