Coronavirus Covid-19: Oxfam, “la pandemia non ferma la violenza dei coloni in Cisgiordania”

Dallo scoppio della pandemia, in Cisgiordania, si registra una inarrestabile escalation di violenza dei coloni sui civili palestinesi, con 127 attacchi solo dal 5 marzo. Mentre da un lato le autorità israeliane si sottraggono sistematicamente al compito di tutelare centinaia di famiglie dagli abusi (cui sarebbero obbligate dal diritto internazionale, come nazione occupante), dall’altro intensificano le azioni di demolizione di immobili ritenuti abusivi, gli sfollamenti forzati e si impedisce l’accesso della popolazione palestinese ai terreni agricoli. La denuncia è contenuta nel nuovo rapporto di Oxfam, “Violenza e impunità in Cisgiordania al tempo del Coronavirus”, pubblicato oggi all’indomani del voto di fiducia al nuovo governo di “unità nazionale” guidato da Benjamin Netanyahu. In Cisgiordania, tra l’altro, si sono già verificati oltre 530 contagi da Coronavirus e il sistema sanitario è del tutto impreparato ad affrontare l’impatto della pandemia, con appena 255 posti di terapia intensiva e 175 ventilatori polmonari per oltre 3 milioni di abitanti. Il Rapporto presenta testimonianze di incendi e vandalismi, “la quotidianità in Cisgiordania”, compiuti dai coloni nei confronti delle comunità più vulnerabili della Cisgiordania, in cui vivono quasi 3 milioni di palestinesi e circa 400 mila coloni israeliani. “Depressione, ansia, stress sintomatico, disturbi dell’umore, problemi comportamentali e stress post-traumatico” sono solo alcune delle più comuni conseguenze segnalate dalle vittime degli attacchi da parte di coloni a Oxfam e ai propri partner. Il trauma e il timore del ripetersi degli abusi (soprattutto su parenti e bambini) peggiorano tutti questi sintomi. Nei bambini, la violenza dei coloni porta all’aggressività, a scarsi risultati scolastici e all’isolamento. Gli abusi, secondo Oxfam, restano impuniti nel 91% dei casi. Dal 2017 sono stati oltre 2.300 gli attacchi sui civili palestinesi, con un sensibile aumento anno dopo anno e un paradossale incremento dall’inizio dell’anno durante il quale ne sono stati registrati oltre 230. “È come se l’emergenza coronavirus stesse favorendo un clima di impunità. Le famiglie palestinesi più di prima hanno paura a denunciare gli abusi subiti alle autorità israeliane, che del resto nel 91% dei casi archiviano senza dare seguito alle accuse contro i coloni” aggiunge Pezzati. La situazione sta dividendo anche l’opinione pubblica in Israele, spiega Oxfam che riporta dichiarazioni dell’organizzazione israeliana per i diritti umani Peace Now: “Le forze dell’ordine fingono volutamente di non vedere il furto dei terreni e la costruzione degli avamposti, in palese violazione della legge, senza la necessaria approvazione del Governo e senza un dibattito pubblico sulla questione. Il governo di Netanyahu continua a permettere questa illegalità con la chiara intenzione di distruggere la prospettiva di un futuro accordo tra i due Stati. Questa visione ideologica di uno Stato unico distruggerà la democrazia di Israele, incontra l’opposizione di gran parte dell’opinione pubblica, e deve essere fermata”. “Ci si dovrebbe chiedere dove sia finito il nostro senso di umanità se, nel bel mezzo di una pandemia globale, intere famiglie innocenti vengono lasciate senza una casa, mezzi di sostentamento, espropriate di ciò per cui hanno lavorato un’intera vita, ed esposte ancor di più al rischio del contagio, nella quasi assoluta indifferenza dell’opinione pubblica internazionale, – afferma Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –. Ancora ieri prima del voto di fiducia davanti alla Knesset, il Premier israeliano ha ribadito la volontà di estendere la sovranità israeliana in Cisgiordania. Cosa che ci allontana dalla realizzazione di una vera ‘pace’ israelo-palestinese, con la formazione di due Stati come sancito dagli accordi di Oslo”.

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