Coronavirus Covid-19: Azione contro la fame, “bene il piano Onu, sarà efficace se supportato dagli Stati”

In merito alla pubblicazione odierna, da parte dell’Onu, del piano globale di risposta umanitaria all’emergenza Covid-19, Azione contro la fame, organizzazione umanitaria internazionale leader nella lotta alla fame e alla malnutrizione, ricorda “che qualsiasi provvedimento risulterà efficace solo se sarà supportato da tutti gli Stati e, inoltre, se integrerà le risposte umanitarie preesistenti alla crisi”. Questo piano prevede l’emissione di quasi due miliardi di dollari per contenere la diffusione della pandemia e gli impatti negativi indiretti sui diritti umani, sui mezzi di sussistenza e sulla coesione sociale. Il piano prevede anche la protezione e il sostegno delle popolazioni più vulnerabili, cioè rifugiati, sfollati interni, migranti e comunità ospitanti. “Il piano rappresenta un passo importante nella risposta internazionale alla pandemia di Covid-19 – ha dichiarato Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la fame – e deve essere sostenuto da tutti gli Stati e dai donatori internazionali. Ma può essere efficace solo se diventa complementare alle risposte umanitarie esistenti. La lotta contro Covid-19 dovrebbe non disarmarci rispetto alla necessità di combattere altre crisi umanitarie in corso e, in particolare, la fame che colpisce, ogni anno, più di 821 milioni di persone nel mondo”. Garroni chiede che le autorità integrino “pienamente tutti gli attori umanitari nelle risposte nazionali per garantire l’effettivo dispiegamento di operazioni efficaci nella lotta contro la pandemia. In Paesi come lo Yemen o la Nigeria settentrionale, la nostra capacità di rispondere all’epidemia dipenderà, per esempio, anche dalla volontà delle autorità locali e dei gruppi armati di permetterci di lavorare in modo indipendente e imparziale”. Inoltre, in molti Paesi di intervento, lo staff delle organizzazioni umanitarie non possiede guanti e mascherine. Senza i necessari mezzi di protezione, il personale non può intervenire efficacemente, mettendo in discussione i programmi umanitari preesistenti che, a loro volta, devono anche adattarsi ai nuovi standard sanitari per prevenire la diffusione del virus.

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