Fratelli tutti: p. Fares, “Charles de Foucauld ne sintetizza e incarna il contenuto evangelico”

“Insieme all’immagine iniziale di Francesco d’Assisi, quella finale di Charles de Foucauld stringe in un abbraccio pieno di speranza l’intero contenuto dell’enciclica, che il Papa sintetizza dinamicamente ponendo la fraternità e l’amicizia sociale in chiave di desiderio”. Lo afferma padre Diego Fares, scrittore de La Civiltà Cattolica, commentando, nel numero in uscita sabato ma anticipato al Sir, l’enciclica “Fratelli tutti”. “Il fatto di mettere in risalto la figura di Charles de Foucauld, che presto canonizzerà, ha in ‘Fratelli tutti’ una grande forza testimoniale: raccoglie e attualizza l’eredità di Francesco d’Assisi, sintetizza e incarna il contenuto evangelico che il Papa espone nell’enciclica, e ci interpella in modo concreto là dove è in atto la più grande sfida del nostro tempo”, riflette il gesuita. Il Papa parla del “sogno” di de Foucauld di farsi “fratello di tutti”, realizzato dal beato solo “identificandosi con gli ultimi”. Per p. Fares, la spiritualità di de Foucauld pervade l’intera enciclica. Oltre al riferimento esplicito alla fraternità e all’amicizia sociale, il gesuita mette in evidenza la predilezione del beato per i più abbandonati, che “non ha un carattere soltanto etico, ma anche profondamente teologico”. In lui, infatti, “l’abbandono nelle mani del Padre (preghiera di abbandono) e l’abbracciare l’abbandono dei più piccoli sono un tutt’uno”. Proprio nella sua ricerca dei “popoli più abbandonati”, de Foucauld sceglie di stabilirsi nel Sahara algerino. E “l’abbraccio agli abbandonati” che Papa Francesco fa suo, “non è soltanto quello della misericordia o della giustizia, ma quello dell’amicizia, personale e sociale”.

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