Diocesi: mons. Milito (Oppido Mamertina-Palmi) apre il primo Sinodo, “dovrà eliminare mutismi e omertà, tracciare piste percorribili e coraggiose”

“Prima che riflessione, confronto, cantiere di proposte, il Sinodo è anzitutto esperienza gioiosa di preghiera, calorosa come nel giorno di Pentecoste, estatica come nelle visioni dell’Apocalisse. Il flusso di bene non ha altre sorgenti, e i santi desideri non potranno avere altra linfa e forza”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Oppido Mamertina-Pali, mons. Francesco Milito, nell’omelia pronunciata durante la messa di apertura del primo Sinodo diocesano.
Il vescovo ha posto “una domanda radicale: abbiamo mai avuto una reale evangelizzazione e questa è fiorita in cristianizzazione? Oppure siamo un popolo di battezzati, ma mai convertiti?”. “Si fanno più acute queste domande – ha proseguito – considerando in modo particolare la condotta di tanti fratelli traviati – ma sempre fratelli figli dell’unico Padre –, prigionieri di sottili e diaboliche trame del male, calpestanti ogni rispetto dell’altro, sfruttatori dei loro bisogni più acuti e gravi: perché non siamo stati così efficaci con loro, come invece lo sono state altre forze perverse?”. “Il Sinodo – ha spiegato mons. Milito – dovrà investigare su questo interrogativo e, eliminando mutismi e omertà, tracciare piste percorribili e coraggiose”.
Sono 154 tra sacerdoti, diaconi, religiosi/e, seminaristi e laici impegnati (uomini e donne) i membri delle Sessioni sinodali che dall’analisi dovranno passare alla sintesi, alla progettualità, alle pianificazioni, alla collaborazione sinergica e attiva. “Per necessità, le Sessioni sinodali saranno a porte chiuse, ma – ha assicurato il vescovo – con le ‘finestre aperte’ e ‘senza tetto’: dall’alto e da fuori per ascolti e rimandi”.

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