Diocesi: mons. Carboni (Oristano e Ales), “non basta solo sapere le cose di Gesù ma bisogna anche fare le cose di Cristo e con Cristo”

Ha per titolo “Vogliamo vedere Gesù!” la nuova lettera pastorale -la terza negli ultimi quattro anni – di mons. Roberto Carboni, amministratore apostolico della diocesi di Ales-Terralba. È anche la prima indirizzata alla Chiesa di Oristano che il presule guida da maggio 2019.
Obiettivo del documento è “suscitare riflessione, sia personale sia condivisa da presbiteri e laici insieme, sulla realtà che stiamo vivendo, a livello diocesano ma anche di Chiesa italiana, sulle fatiche, sulle sfide, le incognite sul futuro”. Al di là dei molti problemi pratici che interessano le due Chiese locali – invecchiamento e diminuzione del clero, ricorso a più incarichi parrocchiali (qualche sacerdote deve amministrare anche cinque comunità), ridotta frequenza alla Messa, disimpegno dei genitori per la catechesi dei figli – e che attendono soluzioni anche urgenti, l’arcivescovo si fa interprete dell’unico bisogno fondamentale dei fedeli, praticanti e non: ritornare a Gesù. L’unica medicina efficace, la sola e vera ricetta universale è, afferma mons. Carboni, “una vera conversione al Vangelo se vogliamo che la nostra fede abbia ancora significato nel nostro contesto storico”. Non c’è altra strada. “Non basteranno quelli che qualcuno ha chiamato ‘i giochi di prestigio pastorali’, per venire incontro alle necessità delle comunità cristiane o alla distribuzione dei pochi presbiteri rimasti”.
“Vedere Gesù” è “una richiesta che coinvolge tutti e spinge a togliere ciò che impedisce di vedere e incontrare il Signore, di ascoltarlo e seguirlo. Anche se in modo confuso avvertiamo – aggiunge mons. Carboni – che c’è bisogno di conversione umile e gioiosa a Gesù Cristo, dato che vediamo che la nostra fede si va ‘diluendo in forme religiose talvolta decadenti e settarie’”.
Anche la metodologia pastorale deve uniformarsi a quella di Gesù, quindi “riattivare il principio della compassione: se riflettiamo sul progetto di Gesù vediamo che Egli ha voluto introdurre nella vita la compassione, l’esigenza della giustizia, l’attenzione ai poveri, indifesi e oppressi, insieme all’offerta del perdono di Dio a tutti i suoi figli”. L’arcivescovo conclude: “Non si contempla solamente il Signore, non solo lo si ascolta ma anche si agisce motivati dalla contemplazione e dall’ascolto. Includendo anche la dimensione della croce. Portatori della carità di Cristo per evitare una fede solo pensata, ideologica, dottrinale. Non basta solo sapere le cose di Cristo ma bisogna anche fare le cose di Cristo e con Cristo”.

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