Giovedì 18 giugno Libera promuove un sit-in davanti ai Palazzi di Giustizia nelle principali città del Centro-Nord Italia, da Torino a Milano, da Bologna a Reggio Emilia, da Genova a Firenze con lo slogan “Non solo Sud”. Le mafie sono anche qui. I dati lo dicono”. L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza sulla diffusione nazionale del fenomeno mafioso e sull’importanza di strumenti di analisi capaci di coglierne le trasformazioni. Perché riconoscere le mafie solo dove fa più rumore significa non riconoscerle dove è pericolosa e fa più danni. Una mobilitazione che arriva dopo la delibera del Csm dell’11 giugno 2026 che individua undici Procure distrettuali situate in aree ad alta densità mafiosa – quasi tutte al Sud, con l’unica eccezione di Roma – al fine di agevolare la nomina di magistrati con comprovata esperienza antimafia alla guida di questi uffici strategici. “Un provvedimento importante – commenta Libera – che però rischia di far passare un messaggio sbagliato: la geografia della criminalità organizzata è radicalmente cambiata e non può più fermarsi al Meridione. E di conseguenza anche gli strumenti di osservazione devono evolversi”.
“Le indagini, i procedimenti giudiziari e le sentenze definitive – dichiara Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – raccontano con chiarezza una presenza mafiosa stabile e radicata anche nel Centro e nel Nord Italia. Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana sono territori in cui le organizzazioni mafiose hanno consolidato la propria capacità di infiltrazione nei circuiti economici, nel tessuto sociale, negli appalti, nella logistica, nel ciclo del cemento, nel gioco d’azzardo, nella ristorazione, nel commercio e nei servizi. Per questo, pur riconoscendo l’importanza della delibera del Csm e la necessità di garantire alle procure più esposte una guida autorevole e competente, riteniamo indispensabile che anche gli strumenti di osservazione, valutazione e rafforzamento degli uffici giudiziari si adeguino all’evoluzione del fenomeno mafioso. Limitare l’idea di “alta densità mafiosa” quasi esclusivamente alle aree tradizionalmente segnate dalla presenza storica delle organizzazioni criminali rischia di restituire una rappresentazione parziale e ormai insufficiente della realtà”.
Secondo l’elaborazione di Libera, nelle principali regioni del Centro-Nord (Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Liguria) nel 2025 sono state 68.842 segnalazioni sospette pari al 42% del totale nazionale, sono ben 308 gli indagati per corruzione e concussione pari al 27% del totale degli indagati a livello nazionale, mentre nel 2024 in queste sei regioni si concentrano il 33% delle interdittive emanate a livello nazionale pari a 256. In Emilia-Romagna sono 15 i processi che negli ultimi dieci anni hanno fatto emergere grazie al lavoro costante e fondamentale di magistrate e magistrati, come le mafie siano radicate sul territorio; in Lombardia si sta celebrando Hydra, la grande inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul “sistema mafioso lombardo”; in Piemonte dal 2011, sono più di 25 inchieste giudiziarie, con più di 450 indagati e parecchie decine di condanne per 416 bis. Nel Veneto secondo la Procura della Repubblica, sarebbero operanti 5 distinte consorterie mafiose, di cui una di matrice autoctona, 3 di derivazione ‘ndranghetista e una di matrice camorrista, composte complessivamente da 80 persone. In Liguria basta citare il processo “Maglio 3″ dove la Corte d’Appello di Genova ha inflitto pesanti condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso a 9 esponenti di spicco dei clan del Ponente ligure.