“La tentazione dell’uomo è sempre la stessa: trasformare un utensile in un’arma, in uno strumento di dominio verso il fratello. L’educazione è il contrario: è lasciare andare il fratello perché sia il migliore uomo o la migliore donna possibile”. Con queste parole p. Paolo Benanti, francescano e teologo, consulente della Santa Sede in materia di etica dell’intelligenza artificiale, è intervenuto oggi a Roma all’apertura della Conferenza internazionale “Azione cattolica: sinodalità e missione”, promossa dal Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac). L’IA, ha spiegato il religioso, veicola informazioni ma non trasmette esperienza, che passa invece dalla relazione, dalla reciprocità e dalla cura dell’altro, e come ogni strumento realizzato dall’uomo è ambivalente. “Lo stesso attrezzo può essere una spada che toglie la vita o può essere un vomere che si usa nei campi per fare il pane e dare la vita”, ha affermato, richiamando la profezia di Isaia: la missione dei cristiani nel mondo è continuare a battere sul bronzo perché diventi un vomere e non una spada, come suggerisce Papa Leone XIV nell’enciclica “Magnifica humanitas” con l’invito a “disarmare” l’intelligenza artificiale. “Non si tratta di vivere passivamente l’avvento di queste tecnologie e neanche di combatterle perché non esistano”, ha aggiunto Benanti. La conclusione è un appello alla responsabilità: “Dove dare il prossimo colpo di martello dipende da me e da voi”.