Immigrazione: Rapporto Fai-Cisl “Made in Immigritaly”, 430mila immigrati in agricoltura. Il 42% del totale

Il lavoro migrante è “ormai una componente strutturale dell’economia italiana, soprattutto nel settore agricolo”. E’ quanto emerge dal secondo rapporto “Made in Immigritaly 2026” realizzato dal Centro Studi Confronti e commissionato dalla Fai-Cisl, dedicato allo studio del contributo delle lavoratrici e dei lavoratori di origine straniera nel settore agroalimentare italiano. In Italia, dalla prima analisi degli elenchi Inps pubblicati all’inizio di aprile 2026, emerge che gli operai agricoli Otd attivi nel 2025 hanno raggiunto le 903.549 unità, di cui 399.364 nati all’estero (44,2% del totale). Gli operai a tempo determinato hanno totalizzato 91.060.703 giornate di lavoro complessive, con una media di 100,78 giornate per lavoratore. La componente femminile si attesta a 284.078 unità, di cui circa 89mila sono di origine straniera. Per formulare – evidenziano i ricercatori – una stima “preliminare” della presenza di operai immigrati nell’agricoltura italiana nel 2025, è possibile sommare il numero degli Otd risultante dagli elenchi anagrafici Inps al dato, di natura indicativa, degli Oti relativo all’anno precedente (30.645) trascurando prudenzialmente la crescita registrata negli ultimi anni”. Emerge che i lavoratori immigrati nel 2025 raggiungono complessivamente circa 430mila unità con un’incidenza pari al 42% del totale. Gli operai provenienti da Paesi extra-Ue ammontano a 316.766 unità, il 79,3% del totale dei lavoratori nati all’estero. Si conferma la pluralità delle provenienze, poiché si registrano complessivamente 186 Paesi di provenienza. Le prime dieci cittadinanze per numero di lavoratori sono: Romania, India, Marocco, A|bania, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Senegal, Nigeria e Mali. Dall’analisi degli elenchi anagrafici emerge “un dato non ancora recepito dall’opinione pubblica: in diverse regioni e province il numero dei lavoratori immigrati ha superato il 50% delle presenze complessive”. È il caso del Lazio (66%), Liguria (65%), Piemonte (61%), Trentino-Alto Adige (61%), Veneto (58%), Lombardia (54%), Toscana (53%), Friuli-Venezia Giulia (53%), Umbria (52%), Emilia-Romagna (52%), Abruzzo (51%). In molte province italiane gli immigrati costituiscono oltre la metà della manodopera agricola a tempo determinato. I casi piu significativi sono: Latina (78%), Cuneo (72%), Savona (71%), Imperia (70%), L’Aquila (70%), Verona (6.9%), Bolzano (69%), Rovigo (67%), Pordenone (67%), Asti (66%), Mantova (66%), Trieste (62%) Ragusa (60%).

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