Immigrazione: Rapporto Fai-Cisl “Made in Immigritaly”, il settore agricolo tra carenza di addetti e rilancio delle aree interne

La carenza di manodopera è diventata una delle principali “emergenze” dell’agricoltura italiana e “rischia di frenare la competitività di intere filiere produttive”. A lanciare l’allarme il secondo rapporto “Made in Immigritaly 2026” realizzato dal Centro Studi Confronti e commissionato dalla Fai-Cisl, dedicato allo studio del contributo delle lavoratrici e dei lavoratori di origine straniera nel settore agroalimentare italiano. Il Rapporto cita il caso della Piana del Sele, uno dei distretti agricoli più importanti del Mezzogiorno. Qui le aziende avrebbero bisogno mediamente di circa 4mila nuovi lavoratori agricoli ogni anno, ma le quote autorizzate risultano “insufficienti”. Il fenomeno si inserisce in un quadro demografico sempre più critico. In questo contesto, sottolinea la ricerca, il lavoro migrante non rappresenta una soluzione temporanea, ma una “risorsa strutturale per sostenere l’economia agricola e la tenuta sociale del Paese”. Particolarmente rilevante il ruolo che l’immigrazione potrebbe svolgere nelle aree interne e montane, da anni segnate da spopolamento, abbandono delle attività agricole e riduzione dei servizi essenziali.  Accanto alle opportunità restano però le “criticità legate all’irregolarità e allo sfruttamento lavorativo”. Gli esperti invitano a “non generalizzare il fenomeno del caporalato all’intero comparto agroalimentare”, ma evidenziano come l’ingresso irregolare dei lavoratori “favorisca l’azione di reti criminali e sistemi di intermediazione illegale”. Per gli autori dello studio, una delle maggiori debolezze riguarda “l’inefficienza dei canali legali di ingresso”. Da qui la richiesta di strumenti più flessibili e veloci, soprattutto per i lavori stagionali. Il modello indicato è quello delle “migrazioni circolari”, che consentirebbero ai lavoratori di entrare legalmente in Italia per le campagne agricole, rientrare nel Paese d’origine e tornare negli anni successivi attraverso procedure semplificate e programmabili.

 

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