“La situazione che stiamo vivendo è ancora molto difficile; in un certo senso, forse oggi è ancora più complicata”. È una Terra Santa segnata dalla guerra, dall’incertezza e dalle domande sul futuro quella descritta dal card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, nel videomessaggio inviato alla Conferenza internazionale del Fiac, (Forum Internazionale di Azione Cattolica), apertasi oggi a Roma (fino al 18 ottobre) e dedicata al tema “Sinodalità e Missione”. Rivolgendosi ai partecipanti, il patriarca ha anzitutto espresso gratitudine per la vicinanza dimostrata negli anni dall’Ac alla Chiesa di Terra Santa attraverso progetti, pellegrinaggi e iniziative di solidarietà. Un legame che, ha sottolineato, “ha sempre tenuto molto vivo il rapporto tra la Chiesa di Terra Santa e l’Ac”. “Nella fase acuta della guerra l’intento di tutti era quello di arrivare al giorno dopo – ha detto il patriarca -. Adesso siamo dentro una situazione in cui tutte le domande che erano state messe da parte per vivere l’emergenza vengono fuori”. Interrogativi come: “Che ne sarà del nostro futuro? Che senso ha parlare di speranza? Come vivranno i nostri figli? Quando finirà questa situazione di continuo deterioramento?”. “L’odio e la sfiducia che hanno segnato la vita delle popolazioni della Terra Santa sono ancora molto forti e molto radicati”, ha affermato, ricordando che la fiducia non si ricostruisce con dichiarazioni o slogan, ma attraverso “gesti di vicinanza che segnino un cambiamento reale nella vita delle persone. Non è così semplice dentro una situazione così complessa e difficile. Ma non dobbiamo demordere”. Nel messaggio emerge però anche l’invito a non lasciarsi schiacciare dalla logica della disperazione. “È molto facile vedere la reale devastazione umana che c’è stata dal 7 ottobre, a Gaza fino alla Cisgiordania. È molto facile fermarsi a vedere il male che sembra invaderci. Dobbiamo però avere anche uno sguardo illuminato dalla Pasqua”, ha detto il patriarca. Per Pizzaballa, i segni della speranza sono già presenti nelle tante persone che continuano a mettere la propria vita al servizio degli altri. “Quando ci sono persone che rischiano la loro vita per l’altro, chiunque esso sia, ecco, lì si compie la Pasqua, ancora oggi”. Da qui il compito affidato alla Chiesa: “Qui a Gerusalemme, in Terra Santa, ma ovunque, dobbiamo essere coloro che sanno portare la Pasqua in questo modo nella vita delle persone, nella famiglia, nelle relazioni comunitarie, nelle relazioni interreligiose, nella vita delle Chiese”. L’auspicio finale è che i cristiani sappiano essere, “dentro questo disorientamento generale che c’è qui in Terra Santa, ma anche nel mondo, un elemento stabile di chiarezza, di verità, di richiamo alla giustizia”, contribuendo a ricostruire “quelle relazioni che sono state spezzate”.