Panama: no della Chiesa attraverso la Rete “Remam” al contratto tra lo Stato e Minera Panama per un’area estrattiva di quasi 18 mila ettari

La Chiesa panamense, attraverso la sezione locale della Rete ecologica ecclesiale mesoamerica (Remam) manifesta contrarietà e preoccupazione in merito al nuovo contratto dello Stato panamense con Minera Panama e la realtà stessa dell’attività mineraria nel Paese. “Pertanto – si legge nella nota – vogliamo esprimere la nostra parola con urgenza”. In particolare, la Remam sostiene che “l’estrazione di metalli non è possibile o sostenibile in un Paese con la ricchezza di acqua e biodiversità e la vulnerabilità climatica di Panama. Questo è confermato da numerosi studi internazionali e nazionali. I nostri vescovi lo hanno confermato: non c’è denaro al mondo che possa compensare i danni che l’estrazione mineraria può causare a breve, medio e lungo termine”. Inoltre, “l’area totale di utilizzo e servitù per la miniera è di 17.780,38 ettari, compreso l’impianto di gestione degli scarti; inoltre, sappiamo che l’area della concessione si trova nel mezzo del Corridoio biologico mesoamericano e dell’area protetta di Donoso, il che contraddice il nostro ordinamento giuridico. Il contratto prevede ampi poteri a favore dell’impresa per acquisire, affittare o utilizzare terreni statali o privati senza limiti, all’interno o all’esterno della concessione”. Da qui, l’appello della Remam: “Come cittadini di questo Paese e come cristiani che difendono la vita, vogliamo dimostrare la nostra fede con i fatti, quindi non possiamo avallare un contratto di questo tenore che, oltretutto, contiene contraddizioni con la nostra legislazione ambientale e costituzionale. Facciamo appello all’organo legislativo a una seria e profonda riflessione, affinché non accetti la firma di questo contratto che danneggia gravemente non solo la nostra sovranità ma anche il futuro del popolo panamense e della nostra Casa comune. Il danno al nostro Paese, che ha portato la Corte suprema di Giustizia a dichiarare illegale il precedente contratto, rimane, poiché i vantaggi per l’azienda sono ora ancora maggiori.  Esortiamo tutti i cristiani, le università, le organizzazioni ambientaliste e altri a proporre una chiusura scaglionata delle operazioni minerarie, con scadenze ragionevoli, in conformità con i quadri giuridici e le convenzioni internazionali, e con la possibilità di un audit sociale per la dovuta trasparenza e conformità”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori