Paesi Bassi: domani alle urne per scegliere il nuovo governo. 26 partiti, tre i principali contendenti

Domani, mercoledì 22 novembre, l’Olanda va alle urne per scegliere tra i 26 partiti sulla scheda elettorale, i 150 membri della camera bassa. Dopo i 13 anni e quattro governi di Mark Rutte e del suo Partito popolare per la libertà e la democrazia (Vvd), il leader del partito che domani avrà più voti, dovrà guidare il nuovo governo, che sarà per forza di coalizione, dicono i sondaggi. In lizza sembrano essere sostanzialmente tre partiti e relativi leader: l’estrema destra del Pvv (Partito per la libertà) con Geert Wilders, l’alleanza verdi e sinistra guidata dall’ex commissario Ue Frans Timmermans e il Vvdb oggi guidato da Dilan Yesilgöz, ministra della giustizia del governo uscente, di origini turco-curde. C’è poi, qualche punto indietro sempre secondo i sondaggi, Pieter Omtzigt con il suo “Nuovo contratto sociale” (Nsc) che ha appena tre mesi di vita, e poi la formazione D66 (Democratici 66 di ispirazione social liberale). In realtà poiché il 63% degli intervistati si è dichiarato indeciso, tutto è possibile. La vittoria di Yesilgöz porterebbe una donna per la prima volta a guidare i Paesi Bassi; a emergere nelle cronache la sua (paradossale) posizione molto rigida nei confronti dell’immigrazione. Timmermans, da ex-motore del green deal europeo, ha puntato tantissimo sulla transizione verde dei Paesi Bassi, mentre il rivale Wilders, che ha abbassato i toni rispetto alla sua retorica anti-islamica del passato, si è concentrato a contrastare Timmermans sui temi ambientali e ovviamente sui tagli alla spesa per l’accoglienza dei rifugiati. La grande sorpresa è Pieter Omtzigt, emerso in queste settimane come figura che nella sua proposta politica, che prende elementi di destra quanto all’immigrazione e di sinistra quanto all’economia, spariglia e confonde gli schieramenti tradizionali.

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