Pasqua: Squillaci (Fict), “chiamati a vivere un messaggio che profuma di futuro e a regalare speranza”

“In questa seconda Pasqua in pandemia, siamo chiamati a vivere un messaggio che profuma di futuro, a coniugare i verbi al futuro, a regalare speranza ad una comunità ‘disperata’”. Lo scrive Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) nel suo messaggio per la Pasqua ai centri. “Il ‘passaggio’ della Pasqua cristiana non è solo memoria del passato, ma soprattutto speranza di futuro…”, sottolinea Squillaci, evidenziando che “la Pasqua è un ‘passaggio’ per chi decide di amare… ma amare è un verbo transitivo. È anch’esso un verbo di ‘passaggio’. È un verbo aperto verso l’esterno, che necessita dell’altro per completarsi”. E “farsi prossimo è avere compassione, patire con. Come dice Papa Francesco, compassione significa ‘prendersi cura’. Quanti significati per noi che viviamo il volontariato, l’impegno sociale, il vivere nelle fragilità. Il ‘prendersi cura’ che per noi sembra scontato, in realtà non lo è per nulla. Farsi prossimi senza chiederci chi è il nostro prossimo impone molto di più di ciò che può sembrare ad un occhio poco attento. Possiamo limitarci a ritenere sufficiente accogliere chi bussa alla porta dei nostri Centri. Già è una grande cosa, una cosa importante, ma è davvero questo il messaggio pasquale?”. Per il presidente della Fict, “il ‘passaggio’ impone altro. Passare implica un movimento, necessita un andare. Farsi prossimi significa muovere verso l’altro. Non aspettare che le cose ci cadano addosso per affrontarle. Penso in particolare a tutte quelle povertà, nuove e meno nuove, che giacciono sul fondo dell’indifferenza generale sino a quando qualche caso isolato non le porta in superficie. Quelle povertà che si consumano nel silenzio delle case, nella solitudine delle strade, nell’enormità di una società incapace di vederle”.
Squillaci invita “a pensare in senso progettuale, al dopo pandemia, provando a proporre percorsi diversi fondati sulle relazioni vere e non sui surrogati che il mercato ci ha imposto”. E si chiede: “Chi altri, se non noi, siamo chiamati a pensare ad un nuovo modello di sviluppo, che parta dalle persone e non dai consumi, ecologico e sostenibile, veramente umano? Impossibile? Inarrivabile? Troppo? Se pensiamo di essere chiamati anche solo ad un granello meno di questo, non stiamo ‘compatendo’ il percorso di Gesù”, “non stiamo cogliendo il senso della pietra rotolata davanti a quel sepolcro”. Di qui l’augurio “che sia una Pasqua di vero ‘passaggio’ per ognuno di noi”.

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