Giornali Fisc: 100 anni de “L’Appennino Camerte”. Mons. Pompili, “generare un giornalismo che si mette in moto”

Da ben cento anni rappresenta una delle “voci” più credibili e autorevoli del territorio marchigiano, capace di racchiudere un patrimonio di saperi e valori da custodire e per celebrarne la ricorrenza, in un incontro formativo promosso online il 12 febbraio dalla Federazione italiana settimanali cattolici e dall’Ordine dei giornalisti delle Marche, a festeggiare “L’Appennino Camerte” (facendo, letteralmente, rete) sono intervenuti esponenti del panorama comunicativo ecclesiale. La mattinata, moderata da Giovanni Tridente, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce, si è aperta con l’intervento del presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei e vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, chiamato ad intervenire sul tema “Il giornale diocesano e i media cattolici”. “Papa Francesco ha voluto far emergere questa persuasione: il miracolo della comunicazione accade sempre nella categoria che egli definisce dell’‘incontro’. Ossia, per riportare le notizie è necessario restituire le notizie ad una tridimensionalità, generando un giornalismo che si mette in moto”, ha sottolineato facendo riferimento al messaggio del Santo Padre per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno. “Questa – ha aggiunto Pompili – è la qualità più necessaria che ha che fare con lo stupore, evitandoci una informazione preconfezionata che spesso produce il cosiddetto ‘effetto fotocopia’ nei giornali che sfogliamo. Dunque, l’incontro con la realtà oggi è la vera chiave di lettura di un giornalismo che vive una crisi inedita e consiste in una informazione un po’ troppo seduta”. In più, si aggiunge “il grande limite e la grande opportunità costituita dalla Rete”, spesso gestita senza “responsabilità”. Qui il presule ha accennato alle dinamiche mediatiche che hanno riguardato il sisma che ha sconvolto il Centro Italia nel 2016, raccontato in primis attraverso i social network. “Il bravo cronista – ha concluso – è dunque colui che sa inquadrare ciò che vede in un contesto più ampio. Se comunicare è incontrare la realtà, questo è possibile solo se ci sono giornalisti capaci di essere fedeli a stessi e rappresentare, al tempo stesso, il medium e il messaggio”.

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