Ucraina: vescovi greco-cattolici, “Chiesa in uscita e vicina al popolo, per curare le ferite e i traumi delle persone”

“Sempre più chiamata ad essere una Chiesa vicina al popolo, a costruire reti di comunione, a curare le ferite e i traumi, che non vengono solo dalla pandemia, ma anche da una guerra iniziata nel 2013 e mai terminata”. È quanto chiede il Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina nel messaggio finale diffuso al termine dell’incontro il 29 ottobre e reso noto oggi. Intitolato “La speranza cui il Signore ti chiama” e diviso in sette punti, “il messaggio delinea le sfide vecchie e nuove della Chiesa greco-cattolica ucraina”. La Chiesa greco-cattolica ucraina – fa sapere in un comunicato la segretaria dell’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč – si è impegnata a proseguire il progetto pastorale “Parrocchia viva, luogo di incontro con Cristo vivente”, un progetto pastorale iniziato nel 2011 e durato per un decennio sotto alcuni principi guida, come la gestione del dono e lo spirito dell’unità. Il Sinodo esorta a continuare il progetto invitando ad applicare le sue linee-guida “non solo alla parrocchia ma ad ogni comunità cristiana, grande o piccola, e specialmente alla famiglia”. Nel messaggio si parla anche dell’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione incoraggiando soprattutto i laici a “manifestare i propri talenti” per abitare questo mondo. Incoraggiano a “costruire reti di comunione” e sottolineano l’importanza di trovare una via di “guarire le ferite e curare i traumi”, che vengono anche dai “grandi sconvolgimenti” vissuti negli ultimi anni: “Il terrore del regime genocida e le guerre mondiali, il colonialismo e la violenza, la prigionia e l’emigrazione forzata, la nuova guerra e la pandemia lasciano ferite profonde nell’animo umano, nelle famiglie e nella società”. Il messaggio esorta anche a dare “vicinanza e attenzione pratica verso i poveri e gli emarginati”, in particolare verso le famiglie che “hanno sperimentato i propri limiti e le debolezze in queste lunghe settimane e mesi di quarantena”, sostenendole ora “nel cammino di fede in mezzo al mare turbolento della pandemia e alle difficoltà”. Conclude il messaggio: “Ciascuno di noi – vescovo, sacerdote, diacono, seminarista, monaco, suora, ragazzo, ragazza, padre, madre – risponda a questa chiamata del successore dell’apostolo Pietro ad ‘andare in missione’ laddove vive, lavora, riposa! Questa ‘uscita’ sarà feconda e benedetta solo quando ciascuno di noi la farà con Cristo e in unione con la Chiesa”.

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