Samaritanus bonus: don Colombo (Università Cattolica), “non esistono gli ‘incurabili’ destinati a morte anticipata, vi sono pazienti ‘inguaribili’”

“La lettera della Congregazione per la Dottrina della fede ‘Samaritanus bonus’, approvata da Papa Francesco è un testo di alto profilo per la completezza delle questioni affrontate, la ricchezza delle fonti, la robustezza delle argomentazioni e l’attualità dei problemi discussi. Appartiene alla grande tradizione delle risposte, dichiarazioni e istruzioni della Congregazione che hanno preceduto, accompagnato e seguito i discorsi dei pontefici e l’enciclica ‘Evangelium vitae’ sul valore e l’inviolabilità della vita umana, la ‘magna charta’ della bioetica cattolica”. Lo scrive don Roberto Colombo, della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, membro della Pontificia Accademia per la vita e consultore del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, in una dichiarazione alla stampa diffusa oggi, sulla lettera Samaritanus bonus della Congregazione per la Dottrina della fede, presentata questa mattina in Sala Stampa vaticana.
“Molti e da più parti hanno sentito la necessità di questo intervento della Congregazione – prosegue –. È la risposta a sollecitazioni richieste per aiutare vescovi, sacerdoti e laici – professionisti sanitari, pazienti, congiunti, docenti e uomini politici – a discernere in modo chiaro e fermo il bene dal male di fronte a decisioni e iniziative, procedure e protocolli clinici, controversie private e pubbliche, leggi e sentenze di tribunali che si sono moltiplicati in Italia e all’estero attorno al letto dei pazienti, talora privando del fondamentale diritto alla vita i neonati affetti da malattie congenite, i bambini in condizioni critiche, gli ammalati gravissimi, i portatori di forti disabilità croniche, gli anziani non più cognitivamente competenti e i morenti. Al centro della lettera sta l’affermazione irrinunciabile per la ragione e la fede che ‘curare’ e ‘guarire’ non sono sinonimi né concetti e azioni coestensibili. Anche se vengono praticate dagli stessi operatori sanitari e in contesti clinicizzati (in ospedale o a domicilio), ‘prendersi cura’ della vita integrale di un ammalato o di un disabile grave e ‘fare terapia’ per sconfiggere o contrastare la malattia di cui soffre non hanno la stessa valenza, né sotto il profilo medico-infermieristico, né sotto l’aspetto antropologico ed etico”.
“La ‘cura’ – sottolinea don Colombo –, esemplificata nelle pagine del vangelo di Luca dall’azione del buon samaritano (cf. Lc 10, 29-37), è il primo e fondamentale, irrinunciabile atto del medico e dell’infermiere, che può estendersi all’azione dei familiari e delle persone che assistono il malato. Anche quando non si può o non si deve proseguire con una ‘terapia’ – un intervento volto a sconfiggere o rallentare il decorso di una malattia – si può e si deve curare, sempre. ‘Inguaribile non è mai sinonimo di incurabile’, afferma la lettera. La clinicamente ed eticamente giusta rinuncia all’‘accanimento terapeutico’ non può mai comportare l’abbandono delle forme di cura essenziali per il bene della persona del malato”.
Per don Colombo, quindi, “non esistono gli ‘incurabili’ destinati ad essere abbandonati alla morte anticipata, intenzionalmente provocata con una azione o una omissione di un atto clinicamente e moralmente dovuto. Vi sono pazienti ‘inguaribili’ dalla loro malattia perché le scienze mediche non hanno mezzi terapeutici efficaci contro alcune patologie, ma non per questo – afferma la lettera – neonati, bambini, adulti, o anziani affetti da esse possono essere esclusi dalle cure fisiologiche essenziali per la loro vita come per la nostra, come l’idratazione e la nutrizione metabolicamente ancora efficaci per il mantenimento dell’omeostasi corporea”.
La lettera “ribadisce e conferma l’insegnamento di sempre e definitivo della Chiesa che ‘l’eutanasia è un crimine contro la vita umana’, un atto ‘intrinsecamente malvagio in qualsiasi occasione e circostanza’. Per questo ogni cooperazione formale o materiale immediata è un attentato gravissimo contro la vita umana che nessuna autorità può legittimamente imporre o tollerare. ‘Coloro che approvano leggi sull’eutanasia e il suicidio assistito si rendono, pertanto, complici del grave peccato’ e sono ‘colpevoli di scandalo perché tali leggi contribuiscono a deformare la coscienza, anche dei fedeli’. Aiutare il suicida è pertanto ‘un’indebita collaborazione a un atto illecito’ . L’atto eutanasico rimane inaccettabile anche se la disperazione, l’angoscia o la paura possano diminuire e persino rendere insussistente la responsabilità personale di chi lo chiede. ‘Si tratta, dunque, di una scelta sempre sbagliata’ – afferma la lettera – e il personale sanitario non può mai prestarsi ‘a nessuna pratica eutanasica neppure su richiesta dell’interessato, tanto meno dei suoi congiunti’. Le leggi che legalizzano l’eutanasia e il suicidio medicalmente assistito sono pertanto ingiuste ed è lecito e doveroso sollevare l’obiezione di coscienza contro di esse”.
“Un messaggio – conclude don Colombo – forte e chiaro quello che la Congregazione per la Dottrina della fede lancia ai pastori, ai fedeli, agli operatori sanitari e a tutti gli uomini che hanno a cuore la loro vita e quella dei fratelli e delle sorelle che condividono la stessa umanità”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia