Iraq: card. Sako (patriarca), “sta nascendo un mondo virtuale spaventoso”

“Formulare la fede in un linguaggio contemporaneo chiaro, comprensibile e attraente, così da custodire la fiamma della tradizione e non le ceneri; testimoniare con sincerità, amore, umiltà e trasparenza la gioia del Vangelo di Cristo; rendere la Chiesa un luogo accessibile a tutti, non solo per i cristiani, con purezza e rispetto; promuovere i valori della fratellanza umana e della solidarietà, a difesa di ogni persona oppressa, afflitta e torturata sulla nostra terra, senza eccezioni; istituire programmi di sostegno psicologico e spirituale per elaborare le ripercussioni della pandemia”. Sono alcune delle proposte elencate dal card. Louis Rapahel Sako, patriarca caldeo di Baghdad, contenute in un messaggio diffuso oggi dal Patriarcato caldeo, per rispondere alla “nuova cultura” alimentata dai social media e adesso spinta anche dalla pandemia, sulla quale si sta formando “una nuova generazione di giovani, in una nuova cultura e un mondo virtuale spaventoso”. Per Mar Sako, video clip, applicazioni come Tik Tok e altri social media hanno creato, complice anche la quarantena per il Covid-19, “un villaggio digitale per i giovani dove il loro interesse è concentrato sulla cultura generale, la musica, le relazioni, rifiutando la discussione legata all’appartenenza etnica e religiosa e alla violenza e terrorismo. Un mondo cui noi adulti non siamo abituati”. Si tratta di una realtà che “ha bisogno di una revisione radicale poiché è molto pericoloso lasciare che le cose si trasformino in un caos etico, sociale e religioso. Qui le autorità religiose hanno un ruolo fondamentale” sottolinea il patriarca caldeo che avverte: “Non credo che torneremo nelle nostre chiese così come eravamo, parlando la stessa lingua, perché le nuove generazioni non ci ascolteranno. Viviamo in un mondo diverso da quello in cui siamo cresciuti. Dobbiamo pensare a come mostrare ai giovani il nostro amore e la nostra volontà di servirli con generosità e in maniera adeguata”. “Questo – conclude il card. Sako – ci impone di riconsiderare la nostra cultura e i nostri metodi di servizio passati, di aprirci ai giovani per comprenderli, e offrire loro una formazione umana e di fede sana e feconda, per donare loro speranza, pace, sicurezza, amore, rispetto e gioia”.

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