Papa Francesco: a Santa Marta, “preghiamo per le famiglie, perché continuino in pace in questa quarantena”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Preghiamo oggi per le famiglie: in questo tempo di quarantena, la famiglia, chiusa a casa, cerca di fare tante cose nuove, tanta creatività con i bambini, con tutti, per andare avanti. E anche c’è l’altra cosa, che alle volte c’è la violenza domestica. Preghiamo per le famiglie, perché continuino in pace con creatività e pazienza, in questa quarantena”. Con queste parole il Papa ha introdotto la messa trasmessa in diretta streaming e offerta per tutti coloro che soffrono a causa del coronavirus. Dividere il mondo tra “giusti” e “peccatori”, ha ammonito Francesco nell’omelia, “è una malattia della Chiesa, una malattia che nasce dalle ideologie o dai partiti religiosi”. “Ci sono delle idee, delle posizioni che fanno divisione, al punto che è più importante la divisione che l’unità”, l’analisi del Papa: “È più importante la mia idea che lo Spirito Santo che ci guida. C’è un cardinale emerito che abita qui in Vaticano, un bravo pastore, e lui diceva ai suoi fedeli: ‘Ma la Chiesa è come un fiume, sai? Alcuni sono più di questa parte, alcuni dell’altra parte, ma l’importante è che tutti siano dentro al fiume’. Questa è l’unità della Chiesa. Nessuno fuori, tutto dentro. Poi, con le peculiarità: questo non divide, non è ideologia, è lecito. Ma perché la Chiesa ha questa ampiezza di fiume? È perché il Signore così lo vuole”. “Il Signore è venuto per tutti ed è morto per tutti”, ha sottolineato Francesco: “Anche per la gente che non crede in lui o è di altre religioni”. “Qui a Roma c’è una signora, una brava donna, una professoressa, la professoressa Mara – ha raccontato il Papa – che quando era in difficoltà … e c’erano dei partiti, diceva: ‘Ma Cristo è morto per tutti: andiamo avanti!’. Quella capacità costruttiva. Abbiamo un solo Redentore, una sola unità: Cristo è morto per tutti”. No, quindi, alla “tentazione” di dire: “Io sono di Paolo, io sono di Apollo, io sono di questo, io sono dell’altro …”. “Pensiamo a noi, cinquant’anni fa, al dopo-Concilio: le cose, le divisioni che ha sofferto la Chiesa”, l’invito di Francesco: “Io sono di questa parte, io la penso così, tu così …”. Si, è lecito pensarla così, ma nell’unità della Chiesa, sotto il Pastore Gesù”. “Il Signore ci liberi da quella psicologia della divisione, di dividere, e ci aiuti a vedere questo di Gesù, questa cosa grande di Gesù, che in Lui siamo tutti fratelli e Lui è il Pastore di tutti”, ha concluso il Papa, che al termine della celebrazione ha invitato a fare la Comunione spirituale.

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