Domenica Divina Misericordia: mons. Tisi (Trento), “illuminiamo quest’ora drammatica con una vita credibile e affidabile”

“Questo è il mandato affidato a ciascuno di noi e alle nostre comunità: mostrare attraverso di noi il Risorto. Non lasciamoci scappare l’occasione di illuminare quest’ora drammatica con una vita credibile e affidabile”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, nell’omelia pronunciata durante la messa per la Domenica della Divina Misericordia che ha presieduto in cattedrale.
Commentando il Vangelo, l’arcivescovo ha osservato che come i discepoli che “sono chiusi in casa bloccati dalla paura” e “aspettano che si calmino le acque dopo la morte del Maestro”, “anche noi viviamo un’analoga situazione: bloccati in casa, speriamo che si attenui la pandemia”. “Le nostre comunità, come quella del cenacolo, sono attraversate da grande timore, poca fiducia e tanta incertezza”, ha proseguito, notando come “lo stesso effluvio di parole che – dai social ai grandi media – provano a leggere la situazione in cui ci troviamo, nascondono, in verità, lo smarrimento che abita un po’ tutti”.
“In questo clima così fragile”, secondo mons. Tisi, “si nasconde forse la ‘madre’ di tutte le paure: la paura di noi stessi, accompagnata dalla fatica di aprirci alle novità. Questa paura viene da lontano, ben prima di questa emergenza così pesante che vorremmo provare ad esorcizzare, sperando che sia solo un brutto sogno”.
Ma c’è una “buona notizia: il Risorto, in modo assolutamente inaspettato, varca le porte chiuse e sta in mezzo a noi. Non ai margini, ma in mezzo alle nostre paure, ai nostri rimorsi, alla nostra vita”. “Il dono dello Spirito Santo fa scendere dentro di noi la pace che proviene da Dio: pace sui nostri timori, sui nostri sensi di colpa, sui sogni non raggiunti, sulle insoddisfazioni che scolorano i giorni”.
Riferendosi poi a quanto vissuto da Tommaso, mons. Tisi ha sottolineato come “nessuno può credere senza fare un’esperienza, senza incontrare la persona del Cristo Risorto”. E le parole di Gesù a Tommaso – “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” – “potremmo tradurle così: coraggio Tommaso, oggi mi vedi e credi, ma ci sarà gente che vede e crede non perché vedrà me, ma perché vedrà te”. Da qui il “mandato affidato a ciascuno di noi e alle nostre comunità: mostrare attraverso di noi il Risorto”.

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