Alluvione in Sardegna: mons. Mura (Nuoro), “a Bitti ho visto la voglia di reagire e di ripartire”. “Abbiamo pregato per non scoraggiarsi o rassegnarsi”

(Foto ANSA/SIR)

“Ho visto una voglia di reagire e di ripartire ammirevole e encomiabile”. Così il vescovo di Nuoro, mons. Antonello Mura, raggiunto dal Sir a Bitti, la comunità più colpita dall’alluvione del 28 novembre scorso. Questa mattina sono stati celebrati i funerali dei tre deceduti – Lia Orunesu, Giuseppe Mannu e Giuseppe Carzedda – presieduti dal parroco don Totoni Cossu. Nel pomeriggio il vescovo ha incontrato gli abitanti e ha celebrato messa nella chiesa parrocchiale. Una presenza, ha confermato il parroco, apprezzata dalla comunità bittese. “È stato un bel momento”, racconta il vescovo, secondo cui “rimanere lontano o esprimere parole da lontano e poi non avvicinarsi neanche per un saluto o un incoraggiamento non servirebbe a nulla”. A Bitti, spiega mons. Mura, “ho trovato un territorio che è sottosopra a livello di strade, di abitazioni e anche per l’impossibilità di muoversi talvolta anche all’interno dello stesso centro abitato. Ma ho notato anche la mobilitazione della gente locale e venuta da fuori – compresi associazioni, vigili, Protezione civile – che stanno offrendo davvero un contributo straordinario”. In chiesa, aggiunge, “abbiamo condiviso la preghiera comunitaria, con l’impegno a non scoraggiarsi, a non rassegnarsi”. La Chiesa diocesana ha subito aperto una sottoscrizione di solidarietà per l’emergenza nella comunità di Bitti: “Stanno arrivando risorse singole, di gruppi e di associazioni”, annuncia il vescovo, sottolineando come “mi sembra bello che sia la Chiesa stessa, rapportandosi poi alla parrocchia, ad utilizzare direttamente questi fondi rispondendo ai bisogni che vengono manifestati in particolare dalle famiglie”. “L’importante – conclude il vescovo – è che in questi momenti non tutto passi da un giorno all’altro; la gente già toccata dall’esperienza del 2013 e forse anche le istituzioni pensavano che non ci sarebbe stata più un’urgenza. E invece le urgenze arrivano non programmate, e quindi bisogna essere sempre pronti, come dice la Parabola”.

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