Argentina: vescovi, “ora non c’è posto per progetti che contraddicono l’invito a prendersi cura di tutti”

“Le ultime notizie sull’imminente discussione del progetto di legge sull’aborto al Congresso nazionale ci hanno tristemente sorpreso, perché scoraggiano la ricerca dell’incontro fraterno ed essenziale tra argentini e oscurano seriamente l’orizzonte proposto da Papa Francesco nella sua recente enciclica Fratelli tutti: aprire il cuore di fronte a un mondo che frantuma i sogni e si chiude dietro uno sguardo egoista ed esclusivo”. Lo scrive, in una nota diffusa ieri, la Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina (Cea). Una sorpresa, per certi aspetti, “doppia”, in quanto tale forzatura avviene nel momento del picco della pandemia di Covid-19, che in questi giorni appare inarrestabile in Argentina (diventata ormai largamente il secondo Paese del continente per numero di contagi, dopo il Brasile).
Fanno, infatti, notare i vescovi: “In questo momento, in cui gli animi degli argentini sono chiamati ad affrontare situazioni estreme con pazienza, ingegno e speranza – anche di fronte alla perdita di persone care nelle famiglie -, nel momento in cui si soffre dell’umiliante aumento del numero di famiglie sempre più povere; in un anno scolastico che ha lasciato un gran numero di studenti ai margini e ha messo a nudo la disparità di risorse e mezzi; quando eroici operatori sanitari, esausti per i loro sforzi sovraumani, ci gridano di prenderci cura della vita; proprio in questo momento il buon senso – che abbonda nella gente comune – rivela che non c’è posto per pensare a progetti legislativi che contraddicono l’invito a prendersi cura di tutti gli argentini come priorità”.
Così come “la dignità della vita e la promozione dei diritti umani sono concetti centrali in un’agenda autenticamente democratica, la situazione generale della sanità pubblica, messa in evidenza da questa situazione dolorosa, rende insostenibile e inopportuno ogni tentativo di presentare e discutere una legge di questo tipo”. Conclude la Commissione esecutiva della Cea: “La pandemia ha messo in guardia che lo Stato deve garantire la cura della salute pubblica, cioè la cura della vita umana. Non prendersi cura di tutte le vite, di tutta la vita, sarebbe una colpa molto grave per uno Stato che vuole proteggere i suoi abitanti. Invitiamo alla prudenza politica, per non scoraggiare la ricerca della massima unità possibile in un corpo sociale ferito dai dissidi tra argentini”.

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