Colombia: vescovi, “disoccupazione calamità sociale, garantire reddito di base permanente ai più poveri e vulnerabili”

“Fare passi in avanti per garantire in modo permanente un reddito di base per i settori più poveri e vulnerabili, come alcuni hanno promosso”. È la richiesta che viene dalla Conferenza episcopale colombiana (Cec), attraverso una nota diffusa ieri, dedicata alla delicata situazione lavorativa e occupazionale che si è venuta a creare nel Paese a causa delle restrizioni per la pandemia. Il reddito di base può essere fin da subito “un modo per esprimere la coscienza sociale e per costruire la giustizia sociale nella solidarietà”, in considerazione del fatto che “la disoccupazione è una vera calamità sociale”, si legge nella nota firmata dal presidente della Cec, mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, dal vicepresidente, mons. Ricardo Tobón Restrepo, arcivescovo di Medellín, e dal segretario generale, mons. Elkin Álvarez Botero, vescovo di Santa Rosa de Osos. Secondo i dati dell’istituto statistico colombiano Dane, il tasso di occupazione lo scorso agosto aveva quasi toccato il 17%, scendendo a fine anno verso il 13%.
Nel comunicato, i vescovi apprezzano le iniziative governative e private attualmente in corso per superare la crisi del lavoro, ma allo stesso tempo chiedono di promuovere la partecipazione di tutti i cittadini alla ricerca di soluzioni che portino alla creazione di lavoro riconosciuto e stabile: “Rendere disponibili nuovi posti di lavoro, rispettare i diritti dei lavoratori e garantire condizioni di lavoro dignitose per tutti”, la proposta dei presuli.

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