Messa crismale: mons. Giuliano (Lucera-Troia), “tutto ciò ch’è umano ci riguarda”

“La sinodalità della Chiesa esprime la sua cattolicità nel senso di essere una ‘Chiesa dalla porte aperte’, una ‘Chiesa in uscita’. La Chiesa, dunque, prendere l’iniziativa, si coinvolge nella storia degli uomini con la storia del Vangelo, accompagna con rispetto e decisione, coglie e raccoglie i frutti dello Spirito. La Chiesa in uscita sa gioire per la missione che le viene affidata”. Lo ha detto mons. Giuseppe Giuliano, vescovo di Lucera-Troia, nella messa crismale, celebrata ieri.
“Il rinnovamento ecclesiale a cui lo Spirito, con il Sinodo, guida la Chiesa si attua in una rinnovata scelta missionaria. E ciò comporta il mettere la fede al primo posto dell’interesse della Chiesa stessa”, ha precisato il presule, evidenziando che “la scelta missionaria quando è autentica porta ad escludere l’idolatria del potere e del denaro, l’iniquità che genera violenza come lo scarto tra gli esseri umani, il pessimismo sterile, la mondanità spirituale, la guerra con le sue atrocità”.
Il vescovo ha chiarito: “Il mondo, nella sua originale bontà, è stato creato da Dio, non è dunque nemico di Dio, né lo è della Chiesa”. Dunque, “tutto ciò ch’è umano ci riguarda. Noi abbiamo in comune con tutta l’umanità la natura, cioè la vita, con tutti i suoi doni, con tutti i suoi problemi. Siamo pronti a condividere questa prima universalità; ad accogliere le istanze profonde dei suoi fondamentali bisogni, ad applaudire alle affermazioni nuove e talora sublimi del suo genio. E abbiamo verità morali, vitali, da mettere in evidenza e da corroborare nella coscienza umana, per tutti benefiche. Dovunque è l’uomo in cerca di comprendere se stesso e il mondo, noi possiamo comunicare con lui; dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell’uomo, noi siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro. Se esiste nell’uomo un’anima naturalmente cristiana, noi vogliamo onorarla della nostra stima e del nostro colloquio”.
Nella messa crismale, si è chiesto, “l’olio che benediciamo, infatti, non è forse olio di comunione che abilita all’incontro e sana le ferite causate dagli scontri, ripetuti e laceranti? L’olio che benediciamo non è forse olio di speranza e di sapienza che apre all’ascolto di Dio e del prossimo e ci avvicina, anche con la nostra personale indigenza, alla ricchezza della divina misericordia e dell’altrui persona? L’olio che benediciamo non è forse olio gustoso di consolazione che consente il discernimento generoso ed accogliente della volontà di Dio, per noi e per la nostra comunità cristiana?”.

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