Haiti: due giornalisti uccisi negli ultimi giorni, diritto all’informazione vitale anche nella quotidianità della gente, ma sempre più a rischio

Nella capitale di Haiti, due figure di spicco del giornalismo sportivo hanno perso la vita in episodi di violenza verificatisi in giorni diversi negli ultimi quattro giorni. Jean Brunet Bontemps è stato ucciso a colpi di arma da fuoco venerdì 1° maggio a Port-au-Prince, forse perché coinvolto accidentalmente in una sparatoria tra la polizia e le bande armate, mentre il fotoreporter Jean-Marc Stevenson Ysemai è stato trovato senza vita lunedì nella città di Les Cayes, nel sud del Paese. La professione giornalistica è sempre più a rischio nel Paese, molte redazioni sono state costrette alla chiusura e i reporter che restano attivi lo fanno a rischio della loro vita. Va segnalato che, oltre a mettere in pericolo il diritto all’informazione, fondamento della democrazia e della libertà individuale, questa tendenza incide anche sulla vita quotidiana, poiché il giornalismo è diventato una forma di sopravvivenza per molte persone ad Haiti, perché grazie al suo lavoro di informazione pubblica la popolazione sa in quali zone può recarsi e quali deve evitare in un determinato giorno o periodo. Secondo l’Osservatorio dell’Unesco sui giornalisti assassinati, dal 2021 ad Haiti sono stati uccisi quattordici operatori dei media.

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