“Bari non può abituarsi alla violenza. Non possiamo permettere che i nostri quartieri diventino nomi legati alla paura, né che le strade, le piazze, i luoghi della vita ordinaria siano trasformati in scenari di sopraffazione. La mafia, lo sappiamo, non è soltanto il colpo di pistola che ferisce o uccide: è anche il denaro che corrompe, il silenzio che copre, il favore che lega, la droga che arricchisce pochi e distrugge molti, la solitudine che diventa terreno di reclutamento. Noi non vogliamo più inaugurare monumenti alla memoria di vittime innocenti”. Lo scrive mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, in un messaggio per la festa del patrono San Nicola, nel cui nome rivolge alla città un monito e un appello: “Non deleghiamo ad altri la liberazione di Bari. Magistratura e forze dell’ordine vanno sostenute con gratitudine e fiducia per il loro prezioso operato, al quale va affiancato ciò che tocca alla coscienza personale di ciascuno. L’antimafia è compito di tutti. È educazione, presenza, prossimità. È famiglia, scuola, Chiesa, istituzioni, associazioni, sport, cultura, impresa onesta. È una città che sceglie di non voltarsi dall’altra parte”. Pensando agli adolescenti evidenzia: “Troppi ragazzi sono soli. Cercano appartenenza e trovano il branco; cercano stima e incontrano prepotenza; cercano futuro e vengono sedotti da guadagni facili, modelli violenti, parole aggressive”. E proprio rivolgendosi a ragazze e ragazzi, dice: “Non consegnate la vostra vita a chi vuole usarla; non lasciatevi rubare il cuore. Siete fatti per la libertà, per l’amicizia vera, per la bellezza e per l’amore. Bari ha bisogno dei vostri sogni puliti e del vostro coraggio, proprio come avete fatto nei giorni scorsi organizzando un presidio nella Città vecchia”.
Una parola anche ai criminali: “Bari non vi appartiene. Non vi appartengono i suoi vicoli, i suoi quartieri, le sue piazze, i suoi figli. Bari è di quanti amano e si identificano in San Nicola! Questa città vuole essere libera, aperta alla solidarietà, alla speranza, alla pace. Non vogliamo essere ostaggio di chi controlla con la paura, imbavaglia nel silenzio e rinchiude nella rassegnazione”.
Celebrare San Nicola, allora, “diviene invito alla conversione: saper trasformare la devozione in responsabilità civile, la preghiera in impegno per la legalità, la festa in un nuovo patto educativo. A tutti un sussulto dell’anima: non lasciamo soli i nostri figli, i nostri ragazzi; non lasciamo soli i quartieri; non lasciamo sole le famiglie; non lasciamo soli coloro che denunciano. Non permettiamo che il male diventi normale. San Nicola ci renda inquieti davanti all’ingiustizia, liberi davanti ai poteri violenti, teneri verso i piccoli e perseveranti nel bene”.
E conclude: “Bari, non avere paura, rialzati sempre. Ascolta i tuoi figli e cammina con loro. Nel nome di San Nicola, scegli ancora il Vangelo della pace, della legalità e della speranza. Lo hai già fatto tante volte nella tua storia ed è sempre sbocciata una nuova primavera”.