Incendi in Sicilia: mons. Marciante (Cefalù), “tolgono il futuro a intere generazioni”, ma poi “cala il silenzio”

“Parliamo di ciò che succede da troppo tempo: la Sicilia brucia, non solo per l’innalzamento della temperatura, ma perché fagocitata da fiamme devastanti: bruciano boschi, campagne, animali, strade, autostrade, case, aeroporti, parchi archeologici, discariche, chiese e conventi. Bruciano perfino le spoglie dei Santi. Possiamo dire che questo macabro rituale si ripete ormai da settant’anni e purtroppo, ogni volta che succede, cala subito il silenzio”. Lo ha detto il vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante, nell’omelia dei funerali di Maria David, morta nei giorni scorsi nel tentativo di salvare dalle fiamme la sua puledra. “Le mani diaboliche di criminali senza cuore e coscienza hanno ucciso la vita del nostro stupendo territorio, ma soprattutto vite di umane. Cefalù stamane piange un’altra vittima degli incendi, Maria David, morta nel tentativo di salvare i suoi cavalli, vittime anche loro. Ieri è morta anche Scilla, la sua cavalla”, ha ricordato il presule.
Mons. Marciante ha poi affermato che “ancora una volta siamo qui a levare il nostro grido: ritorna a piovere cenere sulla nostra Isola”. “Esausti e stanchi, ogni anno sempre nello stesso periodo, raccogliendo l’immane sofferenza della nostra amata Terra: povera Sicilia, madre, terra mia”. “Gli incendi non solo feriscono il volto bello e buono della terra – ha aggiunto -, ma tolgono il futuro a intere generazioni che, attraverso le risorse naturalistiche in nostro possesso, avevano progettato occasioni di lavoro e di sviluppo in particolare per i territori delle nostre aree interne”.
Da mons. Marciante l’invito a tutti i siciliani a mettersi in marcia dietro a Cristo Risorto per “far scomparire la condizione disonorevole del Popolo siciliano in ogni borgo, paese e città”. “Mettiamoci in marcia, carissimi, come sentinelle della nostra terra, dei nostri beni naturali, dei nostri preziosi beni culturali, del bene delle nostre vite. Mettiamoci in marcia, in modo particolare mi rivolgo ai giovani, per risollevare le sorti della nostra Isola valorizzandone tutte le risorse, investendo di più sul piano preventivo ed educativo, risanando le infrastrutture e incrementando la cura per la gestione del territorio. Mettiamoci in marcia per arrestare l’abbandono delle campagne. Mettiamoci in marcia perché produciamo lavoro qualificato di custodi dell’ambiente”. Poi, un appello alle istituzioni a “fare di più e a fare meglio”, “anticipando tutti quei lavori di prevenzione necessari a scampare scenari peggiori, ad impiegare le risorse umane e lavorative di cui la nostra Regione Siciliana dispone tutto l’anno e non solo nella stagione calda per un monitoraggio continuo dei territori”. “Siamo consapevoli di come negli anni la politica abbia mortificato l’impegno soprattutto dei lavoratori forestali, facendone esclusivamente una riserva di consenso elettorale e prospettando soluzioni di stabilizzazione mai realmente adottate. Forse è giunto il momento di far seguire alle parole i fatti per un’inversione di tendenza che porti anche a quella conversione della politica auspicata da Papa Francesco in Laudato sì”.

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