Codice di Camaldoli: De Siervo, “come allora i cristiani non devono accettare cose insopportabili, contrastanti con l’etica che condividono”

Il Codice di Camaldoli rappresenta oggi “uno stimolo molto forte ad assumersi responsabilità dinanzi alle situazione che pure appaiano gravi e difficilmente correggibili”. Lo ha affermato Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, in una videointervista a Toscana Oggi in occasione del convegno sugli ottant’anni del Codice di Camaldoli. Allora, coloro che lo hanno redatto “vivevano in un periodo di guerra, di controllo poliziesco, di contenimento delle opposizioni”, ha ricordato. Ma “decisero che tutto ciò non era sopportabile e che era richiesto dal loro essere persone civili e cristiane di dire la loro sul mondo, sulla guerra, sulla mancanza di democrazia”. Si tratta “di un grande insegnamento, che non viene meno”. Secondo De Siervo, anche rispetto ad allora il ruolo dei cattolici “non è mai uguale, perché cambiano le situazioni. Però la responsabilità rimane tutta: i cristiani non devono accettare cose insopportabili, contrastanti, pericolose rispetto all’etica che essi condividono”.

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