Carceri: Gnpl, visita alla casa di reclusione di Porto Azzurro. “Un ritorno al modello riabilitativo è possibile se c’è l’impegno del Dap e della società civile”

A distanza di poco più di un anno dalla missione regionale in Toscana del maggio 2022, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl) è tornato in visita in questi giorni nella casa di reclusione di Porto Azzurro: ha riscontrato “segni di un positivo cambiamento nella direzione dello sviluppo delle potenzialità della casa di reclusione, che ne avevano fatto, in passato, un modello di istituzione penitenziaria orientata alla riabilitazione e al reinserimento sociale”. Tutto ciò “nonostante la permanenza di gravi criticità”.
La visita, condotta dal presidente Mauro Palma con la componente del Collegio Emilia Rossi, era finalizzata a verificare la situazione rispetto alle condizioni di complessiva criticità di gestione rilevate lo scorso anno, anche in considerazione della nota mancanza, a tutt’oggi, di una Direzione titolare stabile.
“Permangono alcuni nodi critici – precisa una nota del Gnpl –: una grave carenza di organico nell’Area educativa, con le ovvie ricadute sulla realizzazione dei programmi individuali di trattamento e della tempestività delle relazioni di sintesi; una gravissima carenza del personale medico dell’Area sanitaria, tanto più rilevante per una popolazione che sconta pene lunghe ed è soggetta all’ingravescenza delle patologie con l’avanzare dell’età, che costringe, in assenza del Nucleo traduzioni, all’impegno del personale di Polizia penitenziaria nella traduzione delle persone detenute all’Ospedale locale per ogni visita specialistica; una scarsità dell’offerta lavorativa per una popolazione detenuta di 317 persone in esecuzione di pene definitive”.
Tuttavia, avverte il Gnpl, “è cambiata l’attenzione da parte della Direzione e del Comando attuali verso tali problemi e la volontà di impegno attivo per il loro superamento, a cominciare dalla ricerca di opportunità lavorative che un tempo costituivano la ricchezza dell’Istituto e di cui sono rimaste le tracce nei grandi ambienti delle lavorazioni, oggi in stato di abbandono. Tre sono le esperienze esistenti: la falegnameria, l’orto e il laboratorio a Dampaì, al cui pregio si contrappone il fatto che occupano in tutto meno di 20 persone”.
Il Gnpl conclude: “Le potenzialità per una rinascita del ‘carcere modello’ oggi ci sono e sarebbe imperdonabile che si perdessero per l’inerzia dei soggetti, istituzionali e civili, che hanno gli strumenti per realizzarla: l’impegno di risorse da parte dell’Amministrazione penitenziaria, in primo luogo, e quello delle energie economiche e sociali esterne, è quindi urgente quanto necessario”.

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