Mortalità materna: Iss, “tra i fattori di rischio età, livello di istruzione, cittadinanza non italiana, obesità, concepimento mediante tecniche di riproduzione assistita”

“L’analisi dei 187 casi di morte materna, presi in esame dagli esperti regionali e nazionali che ogni anno effettuano le indagini confidenziali, ne ha delineato i principali fattori di rischio, che includono l’età materna pari o superiore ai 35 anni, il livello di istruzione pari o inferiore alla scuola media inferiore, la cittadinanza non italiana, l’obesità e il concepimento mediante tecniche di riproduzione assistita”. È quanto rivelano le prime stime nazionali della mortalità materna, presentate oggi durante il convegno organizzato dall’Italian Obstetric Surveillance System (Itoss). La proporzione di morti definite come “evitabili” è risultata pari al 41% del totale, leggermente inferiore rispetto all’ultima rilevazione e in linea con quanto riportato in altri Paesi dotati di un sistema di sorveglianza avanzato.
Oltre alla riduzione della mortalità materna a livello nazionale, Itoss ha documentato anche “una riduzione significativa delle morti materne dovute a complicazioni emorragiche nelle 6 regioni (Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia) che, fin dall’inizio alla sorveglianza, hanno aderito e partecipato alle attività di ricerca e aggiornamento progettate per raggiungere questo risultato”. Il numero di decessi per cause emorragiche nelle 6 regioni è infatti passato da 2,49 a 0,77 ogni 100.000 nati vivi. “Tale valore – spiega Serena Donati, che dirige il Reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – dimostra che le attività di ricerca e aggiornamento professionale, coordinate da Itoss e sostenute dalla comunità scientifica nel Paese, sono in grado di ridurre le morti evitabili”.

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