Recovery Plan: mons. Battaglia (Napoli), “riaccendere la fiamma della speranza e ritessere i fili della fiducia”

“La politica, se davvero vorrà riscrivere la storia di questi territori, avendo cura anche e soprattutto dei propri figli più fragili, dovrà riaccendere la fiamma della speranza e ritessere i fili della fiducia. Due elementi, speranza e fiducia, che sono al momento le vere risorse assenti nelle nostre comunità”. Lo sottolinea mons. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, in una “Lettera alla Politica”.
“Si tratta di ripartire dalle persone, e quindi dalle relazioni, riattivando i legami solidali tra i cittadini. Occorre restituire loro la dignità, e quindi l’orgoglio, di essere meridionali”, sostiene il presule.
Ma per farlo “occorre ripensare ad un modello di sviluppo che sia integralmente sostenibile, che parta dalla consapevolezza che ‘tutto è connesso’ riconoscendo la relazione profonda ed inscindibile tra la sfera sociale, spirituale, economica e ambientale, come pure quelle fra dimensione locale e dimensione globale”.
“Se davvero si vorrà costruire una nuova prospettiva di futuro, il modello di sviluppo dovrà vedere protagoniste le persone che formano le comunità, quale intreccio di relazioni, identità ed appartenenza – la ricetta dell’arcivescovo -. Sono i sogni, le aspirazioni, i legami e le interazioni tra le persone che conducono alla individuazione del modello più coerente con il ‘sentire’ della comunità. Il territorio rimane quindi strumento, complemento oggetto, di un processo in cui soggetti attivi restano le persone”.
Per mons. Battaglia, “il compito dell’uomo che governa è davvero quello di fare della politica la propria missione, la propria ‘più alta opera di carità’. Oggi, non domani. Nella vita delle persone e in quella della natura, non ci sono partite da giocare ai tempi supplementari e vincere poi ai rigori, come i nostri ragazzi hanno ‘eroicamente’ fatto in quel di Wembley, richiamando tutti al dovere gioioso dell’unità di popolo. Quell’unità sincera che commossi pur se preoccupati, abbiamo visto nello spettacolo del tricolore che ha camminato da cuore in cuore, da coro in coro, in tutte le piazze italiane. Quell’unità che io auspico, con l’ausilio di forze politiche che operino concretamente ed esclusivamente per il bene dell’Italia, permanga nel tempo del pieno recupero dell’identità smarrita”. “Una identità bella, la nostra – conclude -, che con il buon vento del Sud voli lontano e si mescoli felicemente in quella del popolo europeo. E più alto e più giù ancora voli, senza stancarsi, verso la più nobile delle bandiere e la più bella delle nazioni, quella dell’intera umanità e del mondo pacificato nella giustizia. Con umiltà ed amore”.

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