Povertà: dossier Cnca, “tra le cause del tracollo di una parte del tessuto sociale e produttivo c’è il comportamento del sistema bancario”

“Tra le cause che hanno concorso al tracollo di una parte del tessuto sociale e produttivo, va incluso anche il comportamento del sistema bancario e creditizio che non si è rivelato prodigo nel concedere liquidità né ai giovani né tantomeno alle imprese, soprattutto a quelle di piccole e medie dimensioni. Eppure gli stessi istituti di credito sono ben presenti in un ambito di ‘mercato’ che solleva gravi dubbi morali: quello dell’intermediazione finanziaria diretta alla commercializzazione delle armi”. A denunciarlo è il dossier “Cortocircuito. Come la spirale del debito impoverisce il tessuto sociale” a cura di Filippo Torrigiani e di don Armando Zappolini, presentato stasera in un webinar in diretta streaming sulla pagina Facebook del Cnca e su Zoom. Allo stesso tempo, sono “erronei, inopportuni e allarmanti” gli investimenti che alcune banche fanno “nel settore delle industrie che estraggono e commercializzano combustibili fossili. Evidentemente, gli appelli e le grida d’allarme lanciati dal mondo scientifico relativamente all’inquinamento globale dell’aria, dei terreni e delle acque, come pure al surriscaldamento del pianeta” sono “temi di secondaria importanza per la finanza che persevera in questa sciagurata direzione”. Eppure, “un diverso modo di fare profitto è possibile, come il sistema rappresentato dalla Finanza etica dimostra chiaramente”. “Possiamo ragionevolmente affermare che alcune banche, anche in concomitanza dell’aumento delle sofferenze e degli investimenti sfavorevoli, abbiamo adottato politiche restrittive rispetto alla concessione di prestiti creditizi e tale ‘chiusura’ dei rubinetti, unitamente a una crisi diffusa, ha purtroppo significato la cessazione di moltissime attività, soprattutto di entità medio/piccola, con la conseguente perdita di posti di lavoro e relativo impoverimento del tessuto socio economico”, denuncia il dossier, ricordando “i numeri impietosi che riguardano i pignoramenti eseguiti dall’autorità giudiziaria nel solo 2017. Nel giro di poco più di un quinquennio, oltre 1 milione di cittadini italiani sono risultati oggetto di requisizione di beni a loro intestati.

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