Polonia: Kai (agenzia stampa cattolica), “nel 2019 sacerdoti parrocchiali hanno versato all’erario 45 milioni di zloty, 10 milioni di euro circa”

Nel 2019 in Polonia, i sacerdoti parrocchiali (parroci e coadiutori) hanno versato allo Stato non meno di 45 milioni di zloty (10 milioni di euro circa). Il dato è contenuto nella recente analisi di Jacek Jakubiak, responsabile economico dell’agenzia di stampa cattolica Kai, sul sistema di tassazione della Chiesa, dei suoi beni immobili e delle persone operanti nell’ambito ecclesiale che non è molto diverso dalle imposizioni che devono onorare i singoli cittadini e le imprese. I sacerdoti, i religiosi e le religiose pagano una tassa forfettaria calcolata in base ai proventi delle loro attività pastorali. Il valore dell’imposta in percentuale viene stabilito annualmente dall’amministrazione locale. Per i parroci e vicari parrocchiali l’imposta è calcolata in base al numero di residenti in una data circoscrizione. Secondo le stime, nel 2019 in Polonia, i sacerdoti parrocchiali hanno versato all’erario non meno di 45 milioni di zloty (10 milioni di euro circa). I sacerdoti, i religiosi e le religiose che lavorano come catechisti, insegnanti, personale medico o impiegati, alla pari di altri lavoratori hanno l’obbligo di effettuare dei versamenti a titolo dell’Irpef. Nel 2015 il salario medio di un catechista pari a 3.500 zloty (770 euro circa) imponeva un versamento all’erario mediamente di 50 euro circa al mese. Gli enti ecclesiali come parrocchie, curie, e conventi autorizzate ad esercitare attività economiche sono obbligati a presentare le dichiarazioni di redditi, quelle relative all’Iva e a versare dei rispettivi contributi come tutti i soggetti economici.
Così come avviene nel caso di soggetti economici operanti a favore della società civile come Vigili del fuoco o associazioni sportive, gli enti ecclesiastici cui viene riconosciuta la personalità giuridica non sono obbligati al versamento delle tasse sul reddito a condizione di destinarlo ai fini statutari come culto religioso, educazione, carità, catechesi, conservazione dei beni artistici riconosciuti, costruzione o ampliamento delle chiese e cappelle, adattamento di altri immobili ai fini del culto o alle necessità delle opere di beneficenza. Gli immobili appartenenti alla Chiesa o alle comunità religiose non sono tassati se destinati alle attività di culto mentre le imposte su terreni agricoli e boschivi vengono calcolate come nel caso di altri proprietari non ecclesiastici.

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