Chiesa: Spadaro, la riforma in corso “risponde alla logica della crisi, che non è conflitto ma implica un superamento e un passo avanti”

“Se c’è una parola che dice in sintesi la situazione globale che il mondo sta sperimentando, questa è ‘crisi’. Nel suo discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, Papa Francesco l’ha evocata ben 46 volte”. Esordisce così p. Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, ne “Il Punto” pubblicato sul quaderno 4.094 della rivista, il primo del nuovo anno, in uscita sabato e anticipato al Sir. Per il Pontefice la crisi “ha smesso di essere un luogo comune dei discorsi e dell’establishment intellettuale per diventare una realtà condivisa da tutti”, ricorda Spadaro. Nel 2020, annota, “ha certamente perso ogni carattere astratto e ha preso il volto del lockdown, del conteggio dei morti, dell’economia a picco. Il 27 marzo, in piena pandemia, il Pontefice ha pregato in una piazza San Pietro deserta e così ha raccolto simbolicamente tutta la crisi del mondo”.
Eppure, la crisi è “un motore dell’azione e delle scelte, anche perché destabilizza e prepara nuovi equilibri”, prosegue l’analisi del gesuita secondo il quale “Francesco ha una visione evangelicamente dialettica della storia: è come se dicesse che se non c’è crisi non c’è vita. In questo senso la crisi evoca la speranza”. Per Spadaro, inoltre, il Pontefice “distingue nettamente la crisi dal conflitto distruttivo”. Se quest’ultimo , infatti, “crea sempre un contrasto” e “un antagonismo apparentemente senza soluzione”, la crisi  va vissuta come un tempo di grazia. Dice il Papa: “Difendendoci dalla crisi, noi ostacoliamo l’opera della grazia di Dio che vuole manifestarsi in noi e attraverso di noi… Solo morendo a una certa mentalità riusciremo anche a fare spazio alla novità che lo Spirito suscita costantemente nel cuore della Chiesa”. In questo orizzonte, chiosa Spadaro, la “riforma” non risponde alla “logica del conflitto, ma a quella della crisi, che implica un superamento, un passo avanti”. Di qui l’interrogativo finale: “Non sarà ‘crisi’, dunque, la parola chiave per intendere la vita e la riforma della Chiesa che ci attende nel 2021?”.

 

 

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