Migranti: Open arms, a Palermo 75 persone si gettano in mare per protesta. 188 ancora a bordo

Questa mattina, mentre attendevamo istruzioni sulle modalità di sbarco davanti al porto di Palermo, 75 persone che erano state salvate dalla nave di Open Arms, con la presenza a bordo di Emergency, si sono gettate in acqua nel tentativo di raggiungere la costa a nuoto. Ora sono tutte in salvo, recuperate dalla Guardia costiera italiana. Restano sulla nave 188 persone, tra cui donne e ragazzi, e due bambini piccoli. Durante la nuova missione di Open Arms, la numero 76, sono state soccorse 276 persone, in tre differenti operazioni, due delle quali in acque maltesi. Sono in condizioni di estrema vulnerabilità. Un gruppo, proveniente dalla terza imbarcazione che abbiamo assistito, si trovava da 3 giorni alla deriva senza cibo né acqua: secondo lo staff medico di Emergency “presentano ustioni di terzo grado, problemi di salute e sintomi da stress post traumatico dovuti alla violenza o agli abusi che hanno subito nei Paesi di origine e di transito, oltre che alla dura traversata in mare”. “Tutte le persone che soccorriamo – sottolineano le due Ong – fuggono da contesti di violenza nei propri Paesi di origine e rischiano la vita in mare in cerca di un futuro migliore per loro e per le proprie famiglie. Quello che vogliono è costruirsi un futuro in Paesi democratici dove possano vivere in pace e sicurezza. I loro diritti umani sono stati già ripetutamente violati, la loro vita e quella dei loro cari è stata già minacciata, i traumi che hanno subito sono terribili”. Per questo chiedono con urgenza “protocolli di ricerca e soccorso strutturali e che le autorità competenti proteggano e difendano la loro integrità fisica e psichica e garantiscano loro l’approdo in un porto sicuro come previsto dalle Convenzioni internazionali, dal diritto del mare, e dalle nostre Costituzioni democratiche”.

 

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