Turchia: Santa Sophia moschea. Padre Monge (Istanbul), “rispettare storia e bellezza di uno straordinario monumento da preservare come tale”

Se fu “decisione politica (comprensibile) quella di Ataturk di renderla museo”, è invece “decisione politica (di sopravvivenza) quella di Erdogan, che paradossalmente tradisce il sultano che è in lui per un’opzione fascista ultra-nazionalista obbligata. Ma passerà anche lui, mentre Santa Sofia è là da 1500 anni”. Commenta senza mezzi termini, attraverso i social, la vicenda amara di Santa Sofia padre Claudio Monge, teologo domenicano che da anni vive nella comunità dell’Ordine a Istanbul e lavora per l’incontro tra le culture e le religioni. “Porre la questione di Hagia Sophia su un piano religioso è profondamente sbagliato e pericoloso (come dimostrano dichiarazioni irresponsabili degli ultimi giorni)”, aggiunge padre Monge: “Si tratta di rispettare la storia e la bellezza di uno straordinario monumento che deve essere preservato come tale!”. La scelta di Erdogan di far tornare questo storico monumento dell’umanità a moschea segna anche un “ridimensionamento del Paese, attore indispensabile nella politica del Medio Oriente”, un “addio all’Europa (con gravi complicità passate e recenti dell’Europa stessa)” e il “triste declino di un leader che incapace di fare lui stesso la storia è costretto a saccheggiarla nel tentativo di restare a galla”. E posta la foto della  gigantesca moschea Büyük Camlica costruita per contenere 63.000 di fedeli, inaugurata il 3 maggio 2019 dopo 6 anni di lavoro e costata 40 milioni di dollari. Un “bluff già dimenticato”, che “doveva far impallidire anche Santa Sofia! Ma la storia non la si scrive con slogan retorici e denaro”.

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