Coronavirus Covid-19: Peralta (Pont. Univ. Madrid), “ricordarsi dei poveri e degli emarginati dai sistemi socio-economici ci renderebbe più umani”

Il diffondersi del coronavirus ha spinto molti intellettuali ad analizzarne l’incidenza e a immaginare il futuro, il dopo pandemia, e ciò che è emerso è il “carattere rivelatore” del Covid-19, la sua capacità di evidenziare “silenziosamente” le dinamiche di povertà, esclusione e vulnerabilità sociale che passano normalmente inavvertite, o che forse abbiamo deciso di ignorare nella nostra quotidianità. Ad analizzare l’enorme flusso di opinioni e ragionamenti sulla pandemia proveniente dagli intellettuali di tutto il mondo è Cristian Peralta, dottorando in Bioetica presso la Pontificia Università Comillas di Madrid. Nel numero 4079 de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato, lo studioso traccia una panoramica delle riflessioni di pensatori contemporanei come Patricia Manrique, Giorgio Agamben, Santiago López Petit, Slavoj Žižek, Byung-Chul Han, Franco Berardi, Judith Butler, David Harvey, Alain Badiou, Gabriel Markus, Yuval Noah Harari, John Gray, e rileva come tra loro predomini la preoccupazione per le dimensioni politiche, economiche e sociali che potrebbero minacciare la libertà dei cittadini ma risultino assenti parole come povertà, indigenti, emarginazione, esclusione sociale. risultano le grandi assenti dalle riflessioni di questi giorni. Di qui un interrogativo: “Dato che la pandemia ha toccato duramente i Paesi più ricchi, le preoccupazioni del mondo intellettuale cambieranno, ora che è quanto mai chiaro che siamo tutti uguali? Sperando che l’immaginazione non si prenda gioco di noi, crediamo che qualsiasi possibile trasformazione culturale del mondo come frutto dell’irruzione della vulnerabilità biologica condivisa sarà efficace soltanto se riconosceremo che il miglioramento delle condizioni di vita di tutti andrà a beneficio dell’intera umanità”. Infine l’auspicio di non dimenticarsi di “coloro che, emarginati dai sistemi sociali, economici, politici e culturali, dovrebbero occupare il centro delle nostre denunce profetiche e costituire il cardine delle nostre preoccupazioni e delle nostre azioni. Siamo convinti che questo ci renderebbe più umani”.

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