Libano: Ruggini (Upp), “crisi economica sarà peggiore del Coronavirus”

“Alla luce della situazione attuale del Libano, la crisi economica che farà seguito a questa pandemia potrebbe essere peggiore del virus stesso”. È quanto sostiene David Ruggini, capo ufficio della ong “Un Ponte Per” (Upp) a Beirut. In un report Ruggini fa una disamina della situazione libanese tra “crisi economica, pandemia, proteste, bancarotta”. “Dall’inizio di ottobre il Libano è attraversato da un movimento di protesta antigovernativo che chiede la destituzione dell’establishment politico accusato di corruzione e clientelismo, la formazione di un governo tecnico che possa attuare riforme significative per lo Stato e gestire la crisi economica che lo attanaglia. In coincidenza con l’inizio del Ramadan, a maggio, le proteste sono state rilanciate soprattutto a causa dell’aggravarsi di questa crisi, che il Paese sta affrontando insieme al tentativo di contenere la pandemia da Covid-19”. “Il Libano – afferma Ruggini – è un Paese che importa la quasi totalità del suo fabbisogno energetico e alimentare, pagando tutte le importazioni in dollari” oramai difficili da reperire sul mercato bancario per mancanza di liquidità. “Anche il tasso di cambio della moneta locale rispetto al dollaro, nei negozi di cambi autorizzati, ha iniziato a fluttuare diventando con il passare delle settimane estremamente volatile provocando “una caduta del potere di acquisto della popolazione: i prezzi dei prodotti sono aumentati tra il 30% e il 55%, e fonti statali confermano che quasi il 45% della popolazione locale è attualmente al di sotto della soglia di povertà”. Una percentuale che “non tiene in considerazione né la comunità palestinese rifugiata, né quella siriana e più in generale migrante, perché loro, al limite della soglia di povertà e della sopravvivenza, in un limbo sospeso tra razzismo e discriminazione, ci vivono quotidianamente. Crisi economica o meno”. Il nuovo governo ha presentato e approvato un piano di riforma economica annunciando inoltre l’intenzione di presentare formalmente richiesta di aiuto al Fondo monetario internazionale (Fmi) già sdoganato nelle scorse settimana da molteplici forze politiche. Il Fmi “ha confermato il suo interesse per la riforma economica del governo dichiarandosi disponibile a staccare un assegno da diversi miliardi di dollari”. E per Ruggini “iniettare denaro contante nelle vene del sistema bancario e finanziario nazionale ormai allo stremo, dopo l’abbandono dei vari alleati regionali, sembra l’unica soluzione percorribile”. Al prezzo di profonde riforme. “Per un Paese che il 9 marzo scorso ha dichiarato il default, con un sistema economico ultra-liberista basato sulla finanza piuttosto che sulla produzione – conclude Ruggini – sarà difficilissimo alleviare le difficoltà a cui andrà incontro la popolazione. In questa situazione è scontato affermare che le prospettive future non sono rosee al momento. Sarà come sempre la popolazione a pagare la crisi. Una popolazione che, però, ha sempre dimostrato grande forza e capacità di resistenza di fronte alle difficoltà”.

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