Infermieri: Anelli (Fnomceo), “grazie per impegno fino al sacrificio. Infermiere di famiglia, in équipe con il medico, è la vera rivoluzione delle cure primarie”

Un messaggio di augurio, apprezzamento e ringraziamento per l’operato degli infermieri. E un’esortazione al Governo, ad investire sul “capitale umano”, per rafforzare il Ssn. È quanto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale ordini di medici chirurghi e odontoiatri  esprime oggi, in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, 200° anniversario della nascita di Florence Nightingale e giorno clou dell’Anno dedicato a infermieri e ostetrici dall’Oms. Agli infermieri e a tutti gli altri operatori sanitari e sociali, “il nostro grazie, per l’abnegazione, la generosità con cui, sempre e in maniera particolare nel corso della pandemia di Covid-19, hanno profuso e continuano a profondere il loro impegno e le loro forze, sino al sacrificio estremo”, esordisce Anelli, secondo il quale “il riconoscimento della loro generosità, professionalità, dedizione, responsabilità e umanità va ora tradotto in un sostegno lungimirante e duraturo”. “È tempo – afferma – di investire per rafforzare il Ssn, e questo può essere fatto solo puntando su quello che il ministro della Salute, Roberto Speranza, definisce il ‘capitale umano’. È tempo di rilanciare le cure domiciliari, incrementando, sul territorio, lo spiegamento di risorse umane, strumentali, organizzative, economiche, per portare a compimento la lotta contro il Covid-19”. Di qui la necessità di creare sul territorio équipe dove “medici e infermieri operino gli uni a fianco degli altri”, impegnando professionalità e competenze “per sviluppare percorsi sinergici, efficienti ed efficaci, al servizio dei cittadini”. Un’idea che “renderebbe finalmente pienamente attuabile la diagnostica di primo livello negli ambulatori della medicina generale, impossibile senza l’apporto degli infermieri”, agevolerebbe “l’erogazione di terapie iniettive in ambulatorio o a domicilio, le vaccinazioni, il monitoraggio dell’aderenza terapeutica, l’educazione sanitaria sul territorio, l’effettuazione di medicazioni e altre prestazioni domiciliari o ambulatoriali, in stretto coordinamento con il medico di medicina generale”. La richiesta, infine, al ministro Speranza di “superare i vecchi schemi e introdurre, anche sul territorio, il lavoro in equipe. L’infermiere di famiglia, in equipe con il medico, costituisce, infatti, la vera rivoluzione delle cure primarie”.

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