Cristiani perseguitati: Pakistan, coniugi cristiani condannati a morte per blasfemia. In aprile il verdetto di appello

Sarà esaminato l’8 aprile 2020 dall’Alta Corte di Lahore il ricorso di Shafqat Emmanuel e Shagufta Kausar, due coniugi cristiani di Gjra (in Punjab) condannati a morte per blasfemia nel 2014, con l’accusa di aver inviato messaggi di testo telefonici ritenuti blasfemi. Lo comunica all’agenzia Fides l’avvocato cattolico Khalil Tahir Sandhu, che ha assunto la difesa dei due imputati. L’avvocato si dice “fiducioso” per l’esito positivo dell’udienza e per un verdetto di assoluzione, in quanto “non vi sono prove evidenti a carico dei due. Il caso è chiaramente artefatto”, spiega. Gli sms incriminati, infatti, sono stati scritti in inglese, ma entrambi gli imputati, che hanno quattro figli, sono poveri e analfabeti, non sanno scrivere in urdu e tantomeno in inglese. “Il processo davanti al tribunale di primo grado è stato condizionato dalle pressioni islamiste”, rileva l’avvocato. Il ricorso presentato alla Corte di appello di Lahore viene esaminato sei anni dopo la sentenza emessa in primo grado “e questa lentezza della giustizia, che alcuni dicono sia accentuata per le vittime cristiane, è di per sé un fatto molto negativo, che acuisce la sofferenza di due innocenti”, sostiene Sandhu che nella sua carriera ha difeso e fatto assolvere oltre 40 cristiani ingiustamente accusati di blasfemia. Attualmente sono 25 i cristiani in carcere per blasfemia in Pakistan, 6 dei quali condannati a morte. Tutte vittime che, evidenzia l’avvocato, “sono più sicure all’interno di un carcere piuttosto che al di fuori, dove sarebbero esposte alle vendette dei radicali islamici che vorrebbero giustiziare quanti sono bollati come blasfemi anche prima del processo che ne accerti la responsabilità”. Tra i due coniugi, Shagufta Kausar conosceva bene Asia Bibi (la cristiana pakistana condannata a morte e assolta nel 2018) per essere stata, nell’ultima fase di detenzione, sua vicina di cella. La donna e suo marito sperano nel sostegno dell’opinione pubblica, nazionale e internazionale, e anche nello specifico sostegno di Asia Bibi, che ora è libera e si trova in visita in Francia.

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