Lavoro domestico: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “necessario far emergere quello irregolare”

“Il settore lavorativo che in questi ultimi 15 anni non ha conosciuto crisi è quello dell’area dei servizi di cura e di assistenza. Per le collaboratrici domestiche, come colf, badanti, baby sitter, l’occupazione è cresciuta”. Lo segnala padre Francesco Occhetta, gesuita e membro del collegio degli scrittori de La Civiltà Cattolica, nella nota pubblicata sul numero di marzo del mensile Vita Pastorale, anticipato al Sir. Un settore con circa due milioni di occupati, tra regolari e irregolari, che producono oltre 1 punto di Pil – lo quantifica lo scrittore della rivista dei gesuiti, richiamando il 1° Rapporto nazionale sul lavoro domestico di Domina. Riflettendo che gran parte dei lavoratori in questo settore è straniera, p. Occhetta evidenzia che “l’integrazione degli immigrati nel nostro Paese è iniziata così, dalla fiducia delle famiglie italiane ad accogliere, nell’intimità delle loro case, persone che curassero i bambini, governassero la casa, accudissero gli anziani soli o ammalati, lavandoli, vestendoli, a volte imboccandoli”. Si è creato così un modello di integrazione che oscilla tra “la necessità” e “la fiducia”, ma soprattutto che “a poco a poco ha vinto paure e diffidenze”. Basandosi sui calcoli dell’Inps, il gesuita segnala che su circa due milioni di lavoratori domestici i regolari sono 859.000 (53% colf, 47% badanti), mentre i rimanenti sono irregolari. “Per tutelare le famiglie e per garantire un lavoro dignitoso a tutti i lavoratori domestici è necessario far emergere il lavoro irregolare”. Infine, alcune proposte per raggiungere quest’obiettivo, tra cui “incentivi fiscali alle famiglie”, come in Francia e in Belgio; la trasmissione dei dati Inps all’Agenzia delle entrate per fare emergere il lavoro in nero; il rilascio di permessi di soggiorno specifici per l’assistenza per i lavoratori domestici irregolari.

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