Stati Uniti: p. Jaeger (francescano), “elezione Biden fa presagire cambiamento politiche Usa su Medio Oriente e Terra Santa”

L’elezione di Joe Biden a presidente degli  Stati Uniti d’America “fa presagire un cambiamento delle politiche americane riguardo al Medio Oriente, specie la Terra Santa, nel contesto di un ripristino del riguardo per le regole nei rapporti internazionali. Si prevede una rinnovata attenzione alle istanze di tutte le parti interessate come pure una preferenza per la consultazione e la collaborazione con l’Europa e un rafforzamento del ruolo degli organismi internazionali, a partire dall’Onu e dalle sue agenzie specializzate”.  È quanto scrive il francescano israeliano David M. Jaeger sul numero di novembre-dicembre della rivista Terrasanta, commentando l’esito del voto presidenziale in Usa. Per l’esperto non sarà solo una “questione di stile” ma anche di “sostanza”. “La paziente ricerca della pace tra le due nazioni, che hanno in Terra Santa la loro patria – scrive padre Jaeger -, potrà riprendere in modo ordinato e coerente, non più sostituita da clamorosi gesti unilaterali, talvolta persino in difformità dal diritto internazionale. Immutata rimarrà quell’amicizia con Israele che garantisce la sicurezza dello Stato ebraico, ma si riapriranno anche i canali di comunicazione con il governo palestinese, il quale si fiderà di nuovo della volontà degli Stati Uniti di promuovere una pace equa, genuinamente nell’interesse di entrambi i popoli”. A livello regionale, aggiunge il religioso, “l’amministrazione Biden potrà aderire di nuovo all’accordo delle potenze con l’Iran in materia nucleare e comunque evitare – in questo come in altri contesti – una retorica inutilmente combattiva”. Oltre alla ripresa di “leali rapporti con i palestinesi – complementari alla perdurante amicizia con gli israeliani”, scrive padre Jaeger, “il motivo più importante per nutrire speranze per progressi verso la pace in Terra Santa si troverebbe nel prevedibile sensibile miglioramento del rapporto tra gli Stati Uniti e l’Ue. L’Europa è più vicina e perciò, ma anche per le note ragioni storiche, potenzialmente ancor più pronta ad impegnarsi in prima linea, specialmente qualora incoraggiata dall’America”.

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