Polonia: conferenza nazionale sulla fede vissuta al tempo della pandemia

La vita della fede al tempo della pandemia è stata il tema della conferenza nazionale organizzata ieri dalla Facoltà di Teologia dell’Università di Poznan, e dedicata a vari aspetti dell’attuale realtà ecclesiale. Gli studiosi, analizzando le singole manifestazioni di religiosità con l’aiuto delle trasmissioni radio, Tv, e online, hanno cercato di cogliere i tratti più significativi della “virtualizzazione” della Chiesa e dei sacramenti, e di scambiare delle opinioni anche riguardo ai video a carattere religioso divenuti “virali” in rete. I dati statistici riguardanti la religiosità dei polacchi durante la prima ondata del coronavirus, e il conseguente lockdown, non hanno evidenziato dei cambiamenti rilevanti. L’83% della popolazione afferma di non aver cambiato le proprie abitudini mentre il 56%, nei primi mesi della pandemia, ha dedicato alla preghiera, alla meditazione e alla partecipazione alle funzioni religiose lo stesso tempo di prima. La situazione tuttavia, come evidenzia nella sua recente analisi Marcin Przeciszewski, a capo dell’agenzia cattolica Kai, è cambiata radicalmente quando, tra ottobre e novembre, sono stati resi pubblici dei nuovi casi di abusi su minori da parte dei membri del clero. Tali informazioni, scrive il direttore della Kai, “hanno minato seriamente la fiducia riposta nell’autorevolezza della Chiesa”. “Un’altro fattore che ha influenzato l’opinione pubblica polacca sono state le manifestazioni organizzate, in seguito alla sentenza del Tribunale costituzionale che ha imposto il divieto di aborto eugenetico, in decine di città, e durante le quali sono stati perpetrati degli atti vandalici di profanazione delle chiese e di disturbo durante le funzioni”. Przeciszewski aggiunge che “nonostante il fatto che la maggior parte dei giovani partecipanti fosse mossa da più diverse motivazioni” bisogna aspettarsi che quegli eventi “esercitino una certa influenza almeno su una parte dei giovani, propensi a credere allo stereotipo che la Chiesa sia nemica della libertà”.

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