Camerun: Dichiarazione leader religiosi, “troppo alto il prezzo del conflitto, si depongano le armi e si coltivi la cultura dell’amore”

Un appello a tutte le forze politiche e a tutti i camerunensi perché depongano le armi, rinuncino ad ogni forma di violenza e perseguano vie di mediazione pacifica per risolvere la crisi. “La Pace non può essere mantenuta con la forza, ma può essere raggiunta solo con la comprensione”. È quanto si legge in una solenne Dichiarazione diffusa ieri dai leader religiosi del Camerun al termine di un seminario sulla risoluzione pacifica dei conflitti per pastori e leader religiosi che si è svolto a Buea dal 24 al 27 novembre, con il sostegno del Consiglio mondiale delle Chiese. Alla due giorni di workshop hanno partecipato rappresentanti della Chiesa cattolica, presbiteriana, battista, anglicana, evangelica, protestante e luterana e anche membri delle comunità islamiche del Paese. Negli ultimi anni, il Camerun è stato travolto dalla “crisi anglofona”, la ribellione della minoranza anglofona del Paese (circa il 20 per cento) contro le discriminazioni che starebbe subendo. Le violenze che si susseguono nelle regioni del Nord Ovest e del Sud Ovest, hanno toccato l’apice il 24 ottobre scorso uomini armati sono entrati nell’Accademia internazionale Madre Francisca di Kumba ed hanno ucciso almeno 8 bambini nella loro classe con pistole e machete. Il 5 novembre scorso era stato rapito e poi il giorno dopo liberato il Cardinale Christian Tumi, Arcivescovo emerito di Douala, insieme ad altre 12 persone tra cui il Fon, capo tradizionale leader della Nso. Al seminario, i leader religiosi hanno preso in esame la situazione che il Paese sta vivendo, e nella Dichiarazione scrivono: “il costo e le conseguenze del conflitto armato nel Camerun anglofono e dell’insurrezione di Boko Haram nel Nord stanno diventando sempre più insopportabili per le popolazioni locali che stanno pagando un prezzo alto per questi conflitti”. Da qui, l’incoraggiamento al governo del Camerun a proseguire lungo la strada della pace per risolvere conflitto armato anglofono attraverso “il Grande dialogo nazionale” e il Piano presidenziale per la ricostruzione delle regioni nord-occidentali e sud-occidentali. I leader religiosi si rivolgono anche ai “signori della guerra sia in Camerun che nella diaspora, a coloro che si ingrassano e guadagnano mentre scorre il sangue dei camerunesi, perché si astengano dal promuovere atti di violenza che disumanizzano le vittime”. E lanciano un grido: “ogni vita umana è sacra” e non può dipendere “dai capricci che detengono il potere e l’uso delle armi”. La dichiarazione si rivolge quindi a tutti i Camerunesi invitandoli a “coltivare la cultura dell’amore”, ad “essere un agente di giustizia e pace piuttosto che uno strumento di guerra e distruzione”. I leader assicurano infine il loro impegno a usare  ogni mezzo per “svolgere un ruolo di primo piano” per porre fine al conflitto armato che sta devastando il Camerun anglofono.

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