Covid-19 e salute mentale: cappellani ospedalieri, “nuovo modo di farsi prossimo, rafforzamento missione e preghiera personale”

Un nuovo modo di farsi prossimo, un rafforzamento nella propria preghiera personale e nella missione, una prevalenza di sentimenti e pensieri positivi, resiliente e congrui. E’, in estrema sintesi, la “lezione” lasciata dal Covid-19 ai cappellani e assistenti ospedalieri, emersa dalle loro risposte ad un questionario somministrato nei giorni scorsi per “aprire una finestra” sul loro mondo nell’arco di tempo tra la prima e la seconda ondata della pandemia. A presentare i dati, durante la terza sessione del convegno “Chiesa italiana e la salute mentale 4. Pandemia Covid-19. Effetti sul benessere mentale e relazionale” promosso oggi dall’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute e dal Tavolo nazionale sulla salute mentale, in collaborazione con Aippc e Ipp, sono stati fra Marco Fabello, priore ospedale San Raffaele arcangelo (Venezia), e gli psichiatri Alessandra Laudato (Napoli) e Giovanni Battista Tura (Brescia). Dai 65 questionari raccolti, anonimi e su base volontaria, spiega Tura, emerge un’età media di 53 anni (età minima 25; massima 77). Tre hanno contratto il Covid ma nessuno è stato ospedalizzato, né ha riportato danni permanenti.
Oltre il 33% riferisce di avere supportato e orientato gli operatori sanitari nella fase di accompagnamento alla morte; un 23% ha avuto contatti soprattutto con operatori di pazienti affetti da Covid; un altro 23% con pazienti affetti e deceduti a causa del Covid e un 20% soprattutto con parenti dei malati. Il 57% dice di avere di avere capito nuove modalità di farsi prossimo, il 55% di avere sentito un rafforzamento nella propria missione e il 52% di aver avvertito più forte la propria dimensione spirituale. Il 40% ha modificato la sua idea sui bisogni pastorali spirituali dei fedeli e sulle possibili nuove risposte. Ma c’è anche chi ha vissuto una crisi rispetto al modo di vivere la propria missione e chi ha avvertito la sua dimensione spirituale più fragile (il 14%). Le emozioni più vissute sono state nell’ordine serenità, coraggio, fiducia, e a volte impotenza e paura. Il principale sostegno è arrivato per il 97% dalla preghiera personale.

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