Bielorussia: sciopero generale, il Paese si ferma. Tsikhanouskaya, “determinati a porre fine alla dittatura”

Dopo una ennesima domenica di proteste che ha visto per le strade migliaia di cittadini bielorussi e ancora la polizia che ha cercato di disperdere i manifestanti (stando alle notizie che circolano sui social sono stati compiuti centinaia di arresti arbitrari), oggi è cominciato lo sciopero convocato dalla leader dell’opposizione Sviatlana Tsikhanouskaya. Infatti ieri è scaduto l’ultimatum rispetto alle tre richieste avanzate da Tsikhanouskaya, ossia “che Lukashenko se ne vada; che termini la violenza; che siano liberati i prigionieri politici”.
Ma nulla è successo e quindi oggi è partita la chiamata allo sciopero generale. Per le strade di Minsk sono scesi i pensionati, sostenuti dagli studenti, e secondo quanto riporta Franak Viačorka, che è parte dell’entourage di Sviatlana Tsikhanouskaya, “gli impiegati di oltre 40 imprese statali, dieci università e centinaia di organizzazioni private si sono unite alla protesta”. Si sono fermati “minatori, dottori, insegnanti, studenti, artisti, impiegati dei trasporti”. “Occhi incollati alle notizie dalla Bielorussia”, ha scritto in un tweet la leader dell’opposizione, che si trova in questi giorni in Danimarca. “I bielorussi sono determinati a porre fine alla dittatura. Fabbriche, aziende grandi e piccole, studenti sono tutti impegnati nello sciopero nazionale. Le persone li sostengono con catene di solidarietà in tutta Minsk e in Bielorussia”.

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